Bananarama feat. Lee Ranaldo
"Robert De Niro's waiting", il singolo trascinante del trio di ex giovinette, è solo l'antipasto di una serata no-no-pity, l'ultima tendenza newyorkese di recupero del trashpop in versione amareggiata e acida. Lee Ranaldo seppellisce subito di decibel le tre ex ragazze che si dibattono producendosi in vocalizzi strozzati capaci di far rimpiangere i tempi che furono, sulle basi ritmiche rubate alle mai rimpiante Coconuts. Le voci, ancor più dei testi, raccontano del destino di ex popstar dedite all'alcol e al sesso non protetto, e viceversa, alle protezioni senza sesso, e locla'lla; le giugulari si gonfiano e ricadono rugose, mentre la duecorde e mezzo del grande Lee le insegue su scale cromatiche appartenenti ad altri tempi e culture, a iperboli onanistiche di stampo bauhaus (non quei bauhaus, con buona pace del caro Peter). "Na Na Hey Hey Kiss Him Goodbye" è l'anticlimax: più le giugulari si gonfiano, più gli applausi latitano, è il trionfo dell'estetica no-no-pity. Su "Hot line to heaven" accorre Paul Hardcastle con campionamenti Commodore (e il signor Hansen è sempre in debito: The Last Ninja, Wizball, lui, ben prima di egli!) a sostenere la sezione ritmica dell'indimenticato Kid Creole, con smitragliamenti corruschi e scorreggette protosoniche, scrotiche, che strappano non poche lacrime di nostalgia alla cassiera. Il Vov scorre a fiumi, la commozione è tangibile: l'età media in questo scempio è davvero diciannove anni, come paventato da Hardcastle anni addietro; ma il proprietario del pub ha portato il figlio appena nato e un'ampia schiera di cuginetti coevi, e qualcosa nel calcolo di cui sopra puzza di losco, di sentimento pilotato. Negli encore, peraltro non esattamente richiesti, la guest star Cristina D'Avena si presenta sul palco con i suoi amici in tivù e tutti insieme intonano un pout-pourri di "Perdere l'amore", "Ehi musino", "Tu fai schifo sempre" e "La glaciazione" dei Subsonica, mentre Ranaldo compie l'atto dovuto imbracciando stavolta un corrusco khalasnikov, le cui note sussultorie (complice un incongruo wha wha) trucidano la parte della platea non ancora uccisa dalla musica e dai peti ripetuti dell'ottantenne lead singer (la brunetta). È il non non-nontrionfo, sarebbe bello se ci fosse qualcuno a poterlo raccontare. That's Napalm, baby.
2 commenti:
Si, e lo wha-wha era fuori sincrono.
Minchia, ma c'eri anche tu?? Eri quello con la tuta viola a pallini verdi che si è finto morto accanto al distributore di M&M's, scommetto. Aahh, abbiamo arricchito il marocchino che vendeva maschere antigas e tappi per le orecchie fuori dal locale, ma ne è valsa la pena. Anche se, va detto, dopo "Zero tolerance for silence" di Metheny, con un tocco di Amaro del Frate si può reggere di tutto.
Posta un commento