mercoledì 2 maggio 2007

L'assassinat*

Dice che una tizia rumena ha ammazzato una tizia italiana con un ombrello. Dice che dobbiamo smetterla con questi immigrati che ci creano un sacco di problemi e ci ammazzano con gli ombrelli. Al funerale della vittima la gente era disperata e voleva giustizia e hanno gridato contro i politici presenti. Eccheccazzo, questi politici che permettono che vengano questi extracomunitari ad ammazzarci con gli ombrelli. Che dice che nemmeno sono più extracomunitari, e non gli possiamo vietare il possesso di ombrelli, ma qualcosa si potrà pur fare, chessò, un test alla frontiera.

A cosa servono gli ombrelli?
1. a proteggersi dalla pioggia.
2. a ficcarli negli occhi della gente.
3. non so, risponderò solo in presenza del mio avvocato.

Ora, sarò un mostro di insensibilità, scherzare sulla morte, sulla morte assurda di una giovane; sì, forse sono insensibile. Ma io posso capire tutto, la rabbia, la disperazione, tutto quello che volete, quello che non riesco a capire è com'è che un caso di cronaca possa avere così tanto spazio nei tiggì. Notizie così una volta le vedevi sulle copertine di Cronaca Vera, il giornale preferito dai vecchietti bavosi, stampato in nero e rosso su cartaccia scadente, e leggendo quei titoloni in edicola ti chiedevi se era possibile che ammazzavano tutta quella gente ogni settimana.
Ci facevi un mezzo sorriso e compravi il Corriere. Un po' ti facevano paura, un po' pena, questi vecchietti, che non si capiva se compravano Cronaca Vera per sete di sangue o per le donne seminude, probabilmente i primi erano la scusa per le seconde. Adesso pare che nessuno riesca più a farne a meno, degli uni e delle altre, ora che la distanza tra noi e i vecchietti bavosi è sempre più labile.

Ora, se mi chiedete chi è il vero colpevole di Cogne, io vi rispondo: Bruno Vespa. Che ha ammazzato e riammazzato il piccolo Samuele almeno un'ottantina di volte, con piena consapevolezza e in pieno possesso delle proprie facoltà mentali, a differenza di Annamaria-dallo -sguardo-disperso. Se volete sapere cosa ne penso della rumena che ha ammazzato la povera ragazza del métro, vi dico, vada in galera e non ci rompano più il cazzo, e non facciamo che un omicidio preterintenzionale commesso da una matta imbecille, che probabilmente non intendeva uccidere (cosa volesse fare con un colpo d'ombrello in pieno viso, lo sa lei e la sua testolina di gallina), diventi una strage. Gente, non facciamoci prendere dall'emotività. Evitiamo di diventare noi i mostri, assetati di sangue, di dettagli raccapriccianti e infine di vendetta. Una folla di lapidatori senza volto.

No, davvero, non ce la faccio più a sopportarmi ogni giorno il bollettino degli omicidi. Sembra quasi non accada altro, bimbi straziati dai dobermann o dalle madri o stuprati dagli insegnanti, ragazze assassinate, satanisti, famiglie intere sgozzate e fatte a pezzi per qualche spicciolo; non capisco a chi diavolo servano queste notizie, e soprattutto perché ripeterle costantemente, giorno per giorno, ora dopo ora, minuto per minuto manco ne andasse del futuro della nazione.

Nessuno che mi spieghi quello che sta succedendo al clima, e cosa stanno facendo i politici per risolverlo, nessuno che mi dica come vivrà mia figlia tra vent'anni, queste cose pare non interessino a nessuno. Vogliono tutti sapere se Annamaria ha ammazzato il piccolo Samuele. Nessuno che mi dica chi cazzo erano quelle ditte che vendevano latte scaduto ricostituito e che probabilmente continuano a farlo, nessuno che mi spieghi bene 'sta storia del TFR. Non che m'interessi, io non ho maturato un bel niente, sono sempre lo stesso immaturo. Ieri ho sentito che muoiono 1300 persone all'anno sul lavoro, e la cosa mi ha fatto saltare dalla sedia. Milletrecento fa una media di quattro al giorno. Se volessero potrebbero fare un elenco quotidiano. Ecco i quattro morti sul lavoro di oggi. Tizio, Caio, Sempronio, Tacito. Invece scelgono, in certi periodi e secondo determinati calcoli, che in quel momento se ne deve parlare, la settimana dopo no. Così, Pasquale che muore a Messina ad aprile ha il privilegio del Tg1, Mario che muore a Trapani il mese dopo magari non se lo fila neppure il TgR.
Suppongo che per i fatti di sangue, i pedofili, le morti del sabato sera sia la stessa cosa. Accadono in continuazione, ma se in quel momento decidono di assillarci con la giovane Veronica uccisa con un fermacarte, ci parleranno di lei fino a farla diventare una nostra vicina di casa, nostra figlia, fino a farci quasi piangere. Basta guardare "un giorno in pretura" per scoprire che di omicidi strazianti e assurdi di persone deliziose e incolpevoli ce ne sono a decine e decine, e che ci sono sempre stati e sempre ci saranno, gli assassini. Ma in certi casi bisogna parlarne, deve scattare qualcosa -qualcosa che non ho ancora ben capito- ed ecco che tutti si scatenano come avvoltoi, bisogna sapere i dettagli, l'arma del delitto, mostrare le facce. Chi è stato secondo voi? Via al televoto.
Quasi che in certi casi la giustizia per fare il suo corso avesse bisogno dell'occhio vigile e vendicativo del cittadino che analizza spietatamente i fatti e conclude "A me quella lì con quella faccia non mi piace."
Chissà poi, se tutto questo faccia gioco a qualcuno, per distoglierci da altri fatti, o se non sia soltanto l'aberrante mediocrizzante legge dell'audience a spingere sempre più in primo piano i fatti di sangue.
Io dal canto mio mi sto allontanando sempre più dai telegiornali, li evito come la peste. Per me e per mia figlia, che ha nove mesi e non sa ancora parlare, ma sono convinto stia raccogliendo materiale. E non voglio che impari certe parole, certi concetti. I quotidiani se non altro non li può sentire, ma ho sempre meno stomaco anche per quelli. I giornali radio, non è che siano granché meglio. Se non altro però tra le righe stampate hai il tempo per pensare, puoi saltare alla pagina che preferisci; e alla radio non ci sono le immagini dei morti, del sangue e dei disgraziati che piangono. Le grida delle famiglie delle vittime che chiedono vendetta. Persone le cui ragioni posso comprendere, ma che ritengo siano le ultime al mondo cui lasciar spazio.
La Franzoni, se ha commesso quell'omicidio, mi fa una pena immensa. E quella rumena dell'assurdo colpo di ombrello sull'occhio puoi anche detestarla, farne l'impersonificazione del male, ma non sarà invocando la pena di morte che potrai cancellare il male del mondo. Il male è tra noi, va combattuto e prevenuto, nei limiti del possibile, ma non si può estirpare dal mondo la possibilità remota che una sconosciuta o una vicina di casa in un momento di follia venga ad assassinare uno dei nostri cari con un ombrello. Mi spiace, facciamocene una ragione, è impossibile. E se lo fa, non possiamo, per l'odiosità del fatto e magari del personaggio, o per soddisfare la folla inferocita, far finta che quello non sia un omicidio preterintenzionale.

*Georges Brassens

Nessun commento: