Precario è la parola del momento. Precario è il futuro, precario il senso. Precario, vacillante il significato, anche di questi sinonimi che sinonimi non sono, precaria la somiglianza, precari i sentimenti di queste lingue così biforcute, così piene di falsi amici, di ingenuity ingegnosi, di finalement privi di sollievo, colorate di questo purple che non si sa bene che razza di violaceo sia, anzi si sa, certo che si sa, ma non si capisce come faccia a essere ubiquo come prezzemolo, e semafori genericamente rossi e senza giallo, che in effetti hanno ragione, il giallo è un po' arancio, e le barbe e i fumi azzurri, e gli occhi sono blu ma non sono mai chiari... quei gun che non si sa mai se sono pistole o fucili, e night, che non sono club ma solo serate, e vacillanti vanno i sensi e i profumi, i livelli e i toni... you, sei tu, you siete voi, you, ti do del lei... E tutto il passato che appallottolato in un generico past, che devi srotolare come gomitoli e riannodare in imperfetti e passati prossimi, e non sempre i nodi vengono al pettine, i buchi alle ciambelle... ma il tempo più precario non è il passato, è il futuro, l'essere visti da prestigiosi professionisti e non venire compresi neppure dagli altri proletari come noi; non sapere se si avrà la pensione, anzi, sapere che non la si avrà, come tutti, e avere questa unica certezza non precaria.
Tradotto in una parola: tradurre. Non avere alcuna villa con piscina, a differenza degli odontoiatri e degli idraulici e di certi muratori, e non aver diritto neppure alla stanchezza a fine giornata, ché in fondo le braccia le hai mosse poco, ma forse è anche quello che ti ha stancato. Vallo a spiegare. Vacci a piedi. No, prendi la macchina. Metti la benzina, se ci arrivi. Sentirsi impotenti, e ciononostante volerlo fare ancora. Per puro gusto enigmistico, poetico, di sfida, d'amore, di autolesionismo, o per la pagnotta, che è la più nobile di tutte queste cose. Nobile perché fatta di farina e fatica, di notti insonni come le nostre, da altri sventurati come noi, i nostri stessi occhi rossi ma qualche certezza in più: che il pane si venderà sempre, a differenza dei libri.
Tradurre, un atto d'amore, dice qualcuno. E noi, che lo facciamo a pagamento?
Un libro, mettitelo in testa, è precario, vacilla anche lui, e se non stai attento a camminare bene, la giusta andatura, un piede davanti all'altro come sul filo, presto o tardi casca, e non sarà a lui che daranno la colpa, ma a te. Perché il capo sul quale sta in bilico è il tuo, ma tu non hai un capo, a parte il libro; sei tu che devi obbedirgli, tu, l'equi-
librista.
1 commento:
Bellissimo, grazie :)
[TorrianiTrad]
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