Gli italiani leggono pochissimo, non è una novità... Noi lettori che frequentiamo lettori, traduttori che flirtiamo con la letteratura e incontriamo il gossip di novella 2000 solo occasionalmente dal parrucchiere/barbiere, c'illudiamo che il mondo abbia la forma delle nostre vite, e che siano pochi, lontani buzzurri a vivere di pane e soap. Lo sappiamo, che non è così, ma la nostra dimensione quotidiana, fatta di gruppi di traduttori e ruggito del coniglio, ufficio postale e romanzi, sughi e dizionari, ci allontana da quella maggioranza chiassona e spenta che sa tutto di Dolcenera e nulla della signora Bovary. E invece quel mondo c'è, colorato e triste, annoiato e ripetitivo quanto il nostro, forse più indifeso e distratto. C'è un mondo intero che vive al di fuori dalle nostre pagine, un mondo che nega il nostro come noi il loro, un mondo che guarda con distacco, noia o timore i libri. Inutile negarlo o prendere le distanze, c'è un mondo vicino vicino, parallelo, che ci passa accanto per la strada con il suo bel viso e la gonna colorata, e che non si ritempra alla fonte del racconto, che non sa immaginare i visi dei personaggi ma vuole solo vederli, che non allena il cervello sui millecinquecento a ostacoli dell'astratto-concreto-astratto. Persone intelligenti, sane, civili, "normali", possibilmente dotate di una cultura e una formazione di base; ma che non leggono. Tra loro e il *divertimento* della lettura c'è un muro di Coelho (mai vista questa roba? ora in libreria mettono cataste, CUBI interi di un libro: come dire "Altolà! Prima di leggere qualunque altra cosa, non puoi non aver letto QUESTO!").
C'è da stupirsi che la gente fugga? O che acquisti i libri (questi, libri) solo per regalarli, e che chi poi li riceve in dono si dedichi ad altri passatempi? (Badate, ho detto Coelho tanto per fare un nome; avrei potuto dire Faletti, Dan Brown, chissà quanti altri).
Direte che basta accendere la televisione per capire quanto siamo scesi in basso... eppure io non credo che la tv sia uno specchio fedele della realtà. Io non credo che la gente sia così volgare e vuota. Né che tutta la tv sia da buttare. Molti accendono la tv per abitudine, prendono un canale a caso, lasciano lì per pigrizia. Nient'altro. Solo che questo gesto, ripetuto quotidianamente, da solo basta a far deragliare una vita intera verso la noia e il nulla culturale assoluto. Certo, beccare Aldo Busi che consiglia libri alle massaie (e vedere questi libri esauriti in libreria) fa sorridere di piacere; vederlo autoproclamarsi il più grande scrittore italiano mai esistito fa sorridere ancora, sia pur con un pizzico di disagio (fa sul serio? la gente gli crederà?); vederlo definire Maria De Filippi l'unica alfiera della cultura in Italia, ecco, quello però ti manda letteralmente in bestia. Maria De Filippi? Quella dei "tronisti", quella di "Uomini e donne", quella delle grida e dei litigi in tv?
Basta guardare i dati auditel poi, per fare due più due, e comprendere quanto questa zuppa bollita che è la tv arrivi a permeare la cultura nazionale.
Non è che la gente sia stupida: è solo debole. Si muove per inerzia. Se la tv dice di comprare il cellulare, la gente compra il cellulare; se dice di comprare un libro, compra il libro. Il problema è: la gente leggerà il libro, dopo, come usa il cellulare? (se lo facesse, basterebbe quello, la soddisfazione, il divertimento, la passione -ammesso che il libro consigliato sia bello davvero, e non una coelhonata- a fungere da stimolo verso altre letture, no?) Ma anche lì, all'atto della scelta, è di nuovo tutto il resto, a stravincere: è infinitamente più facile premere un tasto sul telecomando, sulla tastiera del pc o di un cellulare, che mettersi a leggere una pagina (soprattutto quando non si è abituati alla lettura).
Come combattere questo strapotere? E in mezzo a tutto ciò, non sarà che noi traduttori, anziché dei cavalieri erranti come dicevano Fruttero & Lucentini, siamo dei Don Chisciotte che si affannano a combattere contro i mulini a vento?
Il problema è che la gente vuole (e trova) piaceri rapidi, ripetitivi, rassicuranti, noiosi, non impegnativi; la gente non è abituata a faticare, a conquistare; non si ferma a riflettere, non si rende conto di quante cose splendide (e parlo di passeggiate, di amicizie, di teatro, giochi, sport, scrittura, mostre, fumetti, concerti, ricette, non solo di lettura; piaceri anche economici e semplici come fare una torta o spupazzarsi allegramente il partner, ma dispendiosi in termini di impegno, di passione, di voglia di vivere) offra l'esistenza; non riesce a capire quanto faccia bene la scoperta, lo stupore, persino il fastidio; e chi lo sa, chi sa tutte queste cose, non fa nulla per diffondere le proprie passioni, per consigliarle, tramandarle, propagandarle. Solo quel matto di Busi parla alle casalinghe (e allora, alla fin fine, meglio lui che niente; e becchiamoci la benedizione alla defilippi, che prima ne ammazza cento e poi ne salva uno, e giù applausi).
Anzi, il problema è anche da questa parte del fossato, se è vero che per molti di noi è una piccola dolce soddisfazione quella di appartenere alla cerchia dei colti, degli illuminati. È bello disprezzare gli scoelhonati, i ramazzottati, no? È molto più divertente che parlare con loro, spiegare cosa ci piace, confrontarci. Succede persino tra ragazzi, con la musica; persino nelle (democratiche? non fatemi ridere! non c'è democrazia dove ci sono esseri umani) chat dei barattatori peer to peer: si formano piccole confraternite di gente che sa, che conosce (o, più spesso, che semplicemente *possiede* e nulla più) e conserva minuscoli pezzettini dello scibile, e se li tiene stretti finché non trova qualcuno degno (in base ai suoi "possedimenti") di scambiare e di ricevere; confraternite, chiuse e settarie, anche lì come ovunque; succede tra le pagine delle riviste, dove l'amico recensisce l'amico e l'intellettualoide pur di non passare inosservato stronca a gran voce senza neppure aver letto; tra le mostre del libro, dove l'editore chiede all'amico editore di fargli da claque alla presentazione del prossimo invenduto; nei supermercati della non-lettura, dove i libri in mostra sono quelli che *devono* stare in mostra.
Quanto a me, che ho scelto questo lavoro non certo per denaro (mi capite, vero? farei l'idraulico, o il dentista, fosse per quello: mestieri rispettabilissimi, e soprattutto di gran lunga più redditizi) sapere che il frutto di mesi di fatica e depressione, capelli strappati e colite (ormai cronica) andrà in mano a pochissimi è una cosa devastante. Mi spiegano che nessun libraio si fida più dei consigli dei rappresentanti... ormai tutti i libri vengono definiti capolavori! Non esistono iperboli adeguate per descrivere un libro che è soltanto bellissimo, gli aggettivi sono stati già tutti presi e gettati per aria a casaccio, distribuiti democraticamente a chi c'era per primo.
E allora anch'io mi arrendo: accendo la tv, tolgo gli occhiali, e nel turbinio di immagini ipodiottriche e suoni ovattati mi assopisco; e sogno una casalinga, un postino, un taricone, una top model, un traduttore, un dentista, uno spazzino, uno pseudointellettuale, un medico, un amico, un tizio qualsiasi, un uomo sottile, che esce contento dalla libreria Crisafulli tenendo sottobraccio il sadico, poetico, devastante romanzo che ho tradotto, e si avvia al parco tutto ansioso di lasciarsi cadere su una panchina, all'ombra, in mezzo al canto degli uccellini, per concedere un momento della sua vita alla bellezza inutile che mi ha rapito per mesi.
Ma sul più bello il sogno si blocca: vedo magicamente apparire una piccola scritta bianca in basso a sinistra, e l'uomo sottile si avvicina a me per suggerirmi di passare alla nuova tariffa di vodafone.
(da una lettera che ho mandato a biblit)
*Elvis Costello
3 commenti:
Ciao Yako,
da Biblit sono arrivata fin qui, e credo che passerò spesso a trovarti
laura
http://trapra.splinder.com/
Sono un ragioniere e un redattore di una rivista di videogiochi e ti dico che sentirsi soli con le proprie passioni è una cosa comune anche nel mondo dei videogames che ormai richiedono un tempo, un impegno, una concentrazione pari quasi a quella della lettura del libro. Tuttavia conosco molta più gente che gioca a videogiochi piuttosto che gente che compra e legge libri...
A parte questo, io continuo a leggere romanzi e sono convinto che siano la cosa più "interattiva" che sia mai stata creata.
Ciao.
Grazie del tuo commento, Danilo, e della tua attenzione: è proprio questo, quello che ci manca, oggi che abbiamo tutto: l'attenzione.
Parlando di videogiochi: anch'io li amo, sai? O meglio, li amavo... sì, sono uno di quei barbosi nostalgici. Li amavo prima che avesse il sopravvento questa generazione schiava del tridimensionale, delle sparatorie e della simulazione perfetta (perdonami la generalizzazione eccessiva, ma non negherai che la maggioranza dei titoli pubblicati la soddisfano)... amavo i giochini a quadretti e dall'interattività un po' (sia pur abilmente) "inscatolata", dalla grafica per forza di cose limitata, ma stimolanti: dai vecchi giochini del commodore, (the Last Ninja e Wizball sono stati i compagni di numerosissimi pomeriggi... parlo dei tempi in cui Zzap! era la bibbia del videogiocatore... ma adoravo alla follia anche le avventure testuali, avevo pure programmato un parser fenomenale in basic, analizzava anche frasi molto complesse!)... ho amato quelli della Lucasfilm (i primi due Monkey Island, Indiana Jones and the fate of Atlantis, Day of the tentacle, Full Throttle... inutile dirlo, li ho completati tutti e ci rigiocherei domani stesso... e attendo, se non altro per curiosità, i seguiti "apocrifi" in corso d'opera nei garage di ignoti nerd americani)... ma (e qui mi contraddico) ho adorato anche il primo tomb raider, eccitante e misterioso, così innovativo... interpretare un'ancheggiante intrepida signorina pettoruta che si aggira sola soletta per quelle caverne TROPPO silenziose è stata un'esperienza esaltante, e non ho mai più ritrovato quel brivido in nessuno dei seguiti. Credo sia stato l'ultimo gioco in assoluto cui ho giocato "seriamente", completandolo.
Tu che sei "del mestiere", sai dirmi che prospettive ci sono nel campo della narrazione interattiva? [tra l'altro, ho da tempo nel cassetto un visionario, paranoico romanzo interattivo dai toni pericolosamente vicini -ora che ci penso- al "Dogville" vontrieriano, ma temo che questa roba non abbia mercato...]
Chiudo con due "consigli per gli acquisti" letterari che ti piaceranno un sacco, due opere che parlano proprio di videogames, in maniera molto intelligente peraltro:
Christopher Brookmyre
"Real Life™",
appena pubblicato dalla Meridiano Zero di Padova
Mark Costello
"La sottile inquietudine delle guardie del corpo",
Rizzoli.
Quest'ultimo in particolare è stato tradotto, splendidamente, da due miei cari bravissimi amici e colleghi, Annamaria Biavasco e Matteo Colombo.
Torna a trovarmi!
p.s.: per quale rivista lavori?
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