sabato 2 luglio 2005

Blue Orchid*


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CARGO DI ORCHIDEE, SUSAN MUSGRAVE
Dal braccio della morte

SONO LE ORCHIDEE IL SIMBOLO DOMINANTE DEL ROMANZO FORTEMENTE AUTOBIOGRAFICO della scrittrice americana Susan Musgrave, che attualmente vive a Vancouver. Un fiore a cui associamo un’idea di bellezza e di crudeltà predatrice nascosta nella sua esplosione di colore: trabocca di orchidee il libro della Musgrave, un’ orchidea è appuntata all’occhiello di Angel Corazón, il signore della droga di cui si innamora la protagonista che racconta la storia dal Braccio della Morte di un penitenziario femminile; coltiva mille varietà di orchidee la Vedova Nera che dirige le operazioni del traffico della polvere bianca da Tranquilandia, isola al largo della Colombia; quando la narratrice è incinta del piccolo Angel, il suo è un “ventre di orchidea”, e infine, nell’ atto conclusivo, è coperta di orchidee la bara che contiene il corpicino straziato di un innocente e nasconde qualcos’altro.
Quando si dice il destino di una vita: è attraverso Carmen de Corazón, di cui ha tradotto il libro sulla sua esperienza come prigioniera di un gruppo di guerrigliere narcoterroriste, che la protagonista conosce e sposa l’avvocato difensore dei fratelli Corazòn, arrestati per traffico di droga, incontra in carcere Angel Corazón, fa l’amore con lui e ne aspetta il figlio. Angel muore durante un fallito tentativo di fuga e lei viene rapita dalla moglie di questi, la spietata Consuelo di cui si dice, ‘sfrega un fiammifero sull’anima di Consuelo, non batterà ciglio’. Perché quello che Consuelo vuole è il figlio che lei non ha mai avuto e che è figlio di suo marito, per crescerlo a Tranquilandia e farne il niño del narcotraffico.
E così, con le differenze del caso e con la reclusione e la condanna finale, la protagonista si trova a rivivere la storia che aveva tradotto nel libro di Carmen e che, nel racconto, si alterna fra il presente in cella, in attesa dell’esecuzione della condanna, e il passato, chiusa in un’altra cella che è una stanza di un albergo fatiscente, in attesa di partorire. E poi ancora segregata in una gabbia dorata, dopo la nascita del bambino, nutrita a cocaina, tenuta prigioniera dalla donna che ha la morte degli altri e il denaro come ragione di vita e che- ironia finissima- abbina un nome e un cognome, Consuelo Corazón, che smentisce con ogni suo atto e ogni sua parola.
E’ l’ironia, un humour caustico che riesce a rendere divertente una storia di morte, la cifra del romanzo di Susan Musgrave che, nella vita, ha sposato il bandito e scrittore Stephen Reid, conosciuto in carcere. Ed è difficile dire se leggiamo con più piacere le parti in cui narra delle giornate in prigione e dell’amicizia con le altre due donne che fanno con lei il conto alla rovescia di quanto resta loro da vivere o quelle più avventurose del rapimento, della dipendenza dalla droga, dello strazio di dover abbandonare il figlio.
Durissima la posizione contro la pena di morte (certo, una delle sue compagne aveva messo i due figli sulle rotaie di un treno in arrivo, ma che poteva fare per quei gemelli siamesi che soffrivano e che lei non aveva i soldi per far operare?), altrettanto dura e colma della disperazione che si prova davanti ad una situazione irrisolvibile la descrizione della realtà colombiana, della miseria che porta i bambini a diventare giovani sicari, se non sono finiti prima nelle mani di trafficanti di organi. Eppure, con tutta la sua crudezza, un libro straordinariamente poetico.

Susan Musgrave, Cargo di orchidee, Ed. Meridianozero, trad. Giuseppe Iacobaci, pagg. 311, Euro 15,00


Marilia Piccone, dal sito
http://www.stradanove.net/news/testi/index/libri.html






Bellissima recensione, eh? Inutile girarci tanto intorno: fatevi felici e correte a comprare questo libro. Non aspettate che la vostra libreria lo porti, ma prenotatelo... non fidatevi mai quando i librai vi dicono "dovrebbe arrivare", perché non vuol dire assolutamente NULLA. È la frase che usano quando non sanno cosa dirvi e non vogliono perdere tempo; lo fanno per farvi desistere dalla ricerca della Buona Letteratura Che Fa Godere e spingervi verso il solito insulso Dan Brown... ma dentro di voi lo sapete, che non si può leggere un libro solo perché l'hanno letto tutti... la vita è breve, e non possiamo trascorrerla a sbadigliare e a farci prendere per i fondelli dall'ultimo prosivendolo uscito dal cilindro... in questo breve tempo che ci è dato dobbiamo costruire, crescere, imparare, gettarci a capofitto nell'abisso del Piacere, nel terribile turbinio del Fastidio. La vita è troppo breve per conoscerne e viverne una sola, ma attraverso le pagine di un romanzo si può diventare qualcun altro, si possono fare esperienze inattese, vivere avventure impossibili, immersi in un libro si può amare, conoscere la prigionia, discendere gli ultimi gradini dell'abominio; la copertina di un libro può diventare la porta socchiusa di una stanza buia dove un estraneo ti attende per fare l'amore; tra le sue pagine si può diventare tossicodipendenti all'ultimo stadio, conoscere lo stupore inaudito della maternità, affrontare il mostro della colpa, morire addirittura, varcando la soglia dell'ultima imprevedibile pagina. E rinascere nuovamente uscendone fuori: rinascere sé stessi, ma con qualcosa di più nel cuore. Un libro non si sceglie mai a caso. Un libro non ci sceglie mai per caso. "Cargo di Orchidee" di Susan Musgrave ha scelto me, e io sono onorato e felice di averlo tradotto. Ecco ancora un testo apparso sul Venerdì di Repubblica del 26 giugno...


Quell'attrazione fatale della poetessa per i banditi

Ha sposato un narcotrafficante e poi un rapinatore di banche. Eppure Susan Musgrave e' una delle piu' note autrici canadesi. Ora in Italia arriva un suo romanzo. Che somiglia tanto alla sua vita.

"Un giorno, alle medie, il preside mi chiamo' per dirmi che se avessi continuato a marinare la scuola, frequentando brutti ceffi e scrivere poesie, avrei finito per fare un solo mestiere: la puttana. Ero una bambina solitaria e pensai: 'Impossibile. Non potrei mai lavorare con qualcun altro'
Aveva ragione lei. Susan Musgrave ha abbandonato la scuola a 15 anni, ha continuato a scrivere poesie e ad avere un debole per i malviventi (il suo secondo marito era un trafficante internazionale di stupefacenti; il terzo ha rapinato piu' di 140 banche a mano armata). Ed e' diventata una delle piu' celebri poetesse del Canada: ha scritto svariate raccolte di versi, tre romanzi, libri per bambini, saggi, articoli, sceneggiature Ricevendo premi e riconoscimenti vari.
"Scrivere mi ha sempre salvato, forse dal carcere, forse dal suicidio," racconta al telefono dall'isola di vancouver, dove vive in una casa nel bosco, con le due figlie avute dai mariti fuorilegge.
"Il caos che e' in me si sfoga nelle parole e si riordina sulla pagina".
Il suo romanzo Cargo di orchidee, che ora Meridiano zero pubblica in Italia, e' un racconto violento, agghiacciante, con tratti di inaspettata umanita' e ironia, ispirato alla sua vita estrema. La storia e' narrata in prima persona da una detenuta nel braccio della morte di un carcere USA. Condannata per avere ucciso suo figlio. Soprannominata "la regina della cocaina".
Com'e' finita li'? Il ricordo di una vita disperata si alterna alla descrizione di una quotidianita' assurda, in attesa dell'iniezione letale. Cosi' riaffiora il matrimonio con un losco avvocato difensore dei signori della droga. La passione per un cliente del marito, un boss di un cartello columbiano: lei lo va a trovare in carcere e rimane incinta. Ma lui muore in un tentativo di fuga. Si apre il baratro: la protagonista e' rapita dalla moglie del boss, che la tiene prigioniera in Colombia, in condizioni disumane, e la nutre di cocaina. Finche' non e' piu' in grado di badare al bambino nato dall'adulterio.
Fino a che punto il racconto e' autobiografico, signora Musgrave?
"Non sono mai stata rapita, ne' condannata per omicidio... Ma il mio primo marito era un avvocato penalista. il secondo, narcotrafficante, un suo cliente. Il terzo, quello attuale, Stephen Reid, che ho sposato in carcere nel 1986, ha problemi di tossicodipendenza da quando a 11 anni e' caduto nella rete di un pedofilo, che fino ai 14 lo ha riempito di morfina. Dunque invento, si', ma i germi di cio' che scrivo vengono dalla vita. Creda a me: quanto a durezza, la realta' supera la fantasia."
Susan Musgrave e' una donna che dice le cose come stanno. E come stanno le affronta. Le vicende della sua vita, intrecciata con quella di Stephen Reid, che negli anni Settanta fu uno degli uomini piu' ricercati dall'FBI come capo della Stopwatch Band, la Banda del Cronometro (rapine per 8 milioni di dollari), e' stata ricostruita in un documentario della TV canadese CBC: La poetessa e il bandito. le loro sono esistenze ai margini.
Due studenti con una marcia in piu', quanto a intelligenza: Susan nella cittadina di Victoria, sulla West Coast del canada, Stephen a Massey, nell'Ontario. Troppo svegli per accontentarsi di quel susseguirsi di giornate sonnolente in provincia: l'infanzia di lui e' tosta, quella di lei e' scontrosa. "Sono stata concepita sul battello da pesca di mio padre, in una notte di tempesta," ride Susan. "Da allora il mio elemento e' il vento: piu' soffia, meglio sto. E come papa', che non sopportava le autorita', le imperfezioni e gli sciocchi, sono sempre a disagio tra la gente normale."
Infatti a 15 anni scappa. Come dall'altro capo del Canada scappa Stephen. Sono gli anni Sessanta, quelli del movimento hippy: i due si sfiorano, senza incontrarsi, in un "raduno dell'amore" nel parco di vancouver. "Mai fumato una sigaretta, prima, mai bevuto alcol, " racconta Susan. "Ho esordito con l'LSD." Tanto da essere ricoverata, un anno dopo, in un ospedale psichiatrico, dove l'unico sollievo e' scrivere versi. Che finiscono nelle mani di un celebre poeta canadese, Robert Skelton: e' lui a tirarla fuori di li' e a metterla in contatto con un editore. A 16 anni Susan, bellissima con tutte le sue poesie, debutta sulla scena letteraria canadese: quelle sue immagini di repressione e violenza cominciano a renderla sempre piu' famosa.
Come famoso diventera' Stephen. Lui finisce la prima volta in carcere a 16 anni, per spaccio. "Mesi e mesi tra i criminali veri: ero il piu' giovane li'," racconta. "Da tossico disperato mi sono trasformato in bandito temibile." Presto e' riacciuffato per rapina. Evade. Con altri due balordi organizza il piu' grande furto d'oro della storia canadese, quello che battezza la Banda del Cronometro. ma dopo un anno e' di nuovo dietro le sbarre.. per poco: evade ancora, come i suoi complici. I tre varcano la frontiera e giu' a rapinare banche statunitensi. Colpi perfetti, via col bottino in due minuti, senza sparare un colpo. Vita da nababbi per anni. Finche' un riciclatore di denaro sporco non li tradisce.
Intanto Susan si e' trasferita su un'isola delle Queen Charlotte Islands, sedotta dalla natura selvaggia e dagli schizzati che vivono laggiu'. Il suo primo romanzo, dichiaratamente autobiografico, narra la fuga da un amore violento nell'inquietante foresta dell'isola.
Tornata sulla terraferma, sposa un avvocato, ma il matrimonio dura poco. E' il 1979 quando una barca partita dalla Colombia e diretta in Alaska e' costretta a fare scalo sulla costa canadese per un'avaria al motore. La polizia trova a bordo 33 tonnellate di marijuana. E il marito di Susan un nuovo cliente: Paul Nelson, responsabile di quel traffico. Lo difende e riesce anche a farlo scagionare contro qualsiasi evidenza. Mal gliene incolse: durante i festeggiamenti per la sua assoluzione, Susan annuncia al marito che seguira' Paul in Colombia. L'idillio dura due anni: lei scrive, lui continua a lavorare nei "trasporti", si fa per dire. Si sposano e nasce Charlotte. Ma nel 1982 Paul viene arrestato.
E piu' o meno contemporaneamente viene acciuffato anche Stephen, a molti chilometri di distanza, in USA. E' condannato a 42 anni in un carcere di massima sicurezza ed estradato in Canada. Dove ormai, sola con Charlotte, e' tornata anche Susan, a comporre versi e lavorare per le case editrici. Stephen racconta: "Chiuso in quel luogo terrificante, decisi di metter su carta la mia vita: quella che non risultava dagli atti processuali. Iniziata quando quel pedofilo mi rubo' il futuro." Un criminologo fa finire il manoscritto sulla scrivania di Susan.
"Non sognavo certo un altro marito dietro le sbarre, ma sono rimasta sedotta dal suo protagonista: commovente, con una straordinaria dignita'," racconta lei oggi. "Credo ci si innamori di chi incarna le parti piu' segrete e inammissibili di noi stessi." Per mesi i due si corteggiano nella sala colloqui e infine si sposano nella cappella del carcere. Quando Stephen ottiene la liberta' vigilata, costruiscono una casa intorno a un grande albero, in un bosco dell'isola di Vancouver, e nasce Sophie. Non solo: il racconto della vita di Stephen, Jackrabbit Parole, diventa un bestseller.
Ma la quotidianita' e' insidiosa. Susan ormai e' celebre, pubblica un libro dopo l'altro, interviste, articoli. Stephen stenta a scrivere il suo secondo romanzo. E torna a drogarsi. Di brutto: eroina, cocaina, alcol. "Riuscivo solo a tenerlo in vita. A stento," spiega lei. "Vivere con un tossico e' come piombare in un vortice. La forza? La trovavo nella sua dolcezza di padre affettuoso, marito fedele, amante garbato, amico generoso. Ci puo' essere molta umanita' anche nei criminali. Un paradosso? La vita ne e' piena: ci puo' essere molta crudelta' anche in chi cerca di raddrizzarli."
Tirano avanti dieci anni. Finche' Stephen non rapina un'altra banca. Un colpo mal fatto, quando e' fuori di testa: per la prima volta arriva a sparare. E' un caso che non ci siano vittime: gli danno 18 anni di reclusione. Oggi e' dentro da 6. "Dopo aver distrutto tutto il resto," commenta Susan, "deve aver cercato di distruggere anche la sua antica immagine di bandito scaltro."
Lei aspetta il suo ritorno?
"Non sono il tipo. So che e' inutile: le cose non sono mai come te le aspetti." Ha rimpianti? "Uno solo: non aver prestato abbastanza attenzione ai cartelli che indicano 'direzione vietata'."
articolo di Antonella Barina






Altre recensioni si possono trovare su "Drive Magazine":
http://www.drivemagazine.net/librirece/meze05.html

e su "Thriller Magazine"
http://www.thrillermagazine.it/notizie/1341


qui potrete trovare la scheda descrittiva del libro, ed eventualmente acquistarlo:
http://www.meridianozero.it/new/musgrave1.htm



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*il titolo viene da un brano dei White Stripes

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Epperò mica me l'avevi detto che avevi il blog!!! ;-) ciaociao

Anonimo ha detto...

sembra bello. vedo se lo trovo in libreria. ciao
luca