sabato 16 aprile 2005

E se d'un tratto volessi tradurre libri per ragazzi?


Sono stato alla fiera del libro per ragazzi di Bologna. Dicono che se traduco romanzi per i grandi poi non posso mica mettermi a tradurre libri per bambini. Ah-hung. Mi verrebbe di mandarli tutti affanculo, questi editoroni supponenti. "Vedrà," mi dicono. Non credo. Meno male che Oscar Wilde, Isabel Allende, la mia cara Susan Musgrave e chissà quanti altri che adesso non mi vengono in mente, non hanno mai posto paletti alla loro fantasia. Che sciocchezze: esistono libri per bambini e libri per adulti, ma non esistono scrittori, o traduttori, per bambini o per adulti. Esistono, quello sì, delle persone monche, incomplete, che hanno tarpato le ali ai loro sogni, e che hanno rinnegato la loro infanzia, quella che non è un'età ma una parte, immortale, dell'anima; persone che si sono ingrigite e credono che il bambino sia una versione rimbambita e incompleta dell'adulto. È molto triste sapere che persone così fanno gli editori, e pubblicano libri per bambini. Ecco: LORO non sono all'altezza del loro lavoro. Perché LORO sono troppo adulti. E non parliamo, poi, del percorso opposto: dopo aver tradotto letteratura per ragazzi (letteratura di serie B, a loro vedere) chi mi affiderebbe mai più un romanzo 'vero'? Ufffff. Odio questa gente grigia. Veramente, non li sopporto. Io so fare tutto, ho appena finito di tradurre un vero capolavoro (ve ne parlerò uno di questi giorni, magari), un libro meraviglioso e nerissimo, ma davvero non mi va di ricominciare con altre 370 sanguinolente pagine di dolore e poesia. In questa primavera voglio tradurre sogni azzurri e rosa, adesso... Vorrà dire che mi inventerò una seconda identità, o mille, ognuna chiusa nei paletti che gli editori capricciosi vorranno darle. Ognuna col suo bel curriculum adeguato alle esigenze del momento e del committente. ;-) Signornò, signor editore. Io traduco quel che mi pare e piace. Se volete essere presi in giro, tanto peggio.

A volte - in certi stanchi momenti, come quel giorno, mentre mi aggiravo tra gli stand della Fiera di Bologna - penso che i libri per bambini siano gli unici che valga la pena di leggere. Quelli più sinceri e delicati, quelli più onesti e generosi. Leonard Cohen diceva che le donne sono poetesse, e bisogna essere poeti per trovare una lingua per comunicare con loro. La cosa credo vanga anche per i bambini: si diventa poeti quando si parla con loro. Ma non è un mondo adatto ai poeti. De André è morto, Gaber pure, e anch'io non mi sento tanto bene. Cosa ci resta? Baccini a "music farm" (tiratelo fuori, prima che sia troppo tardi), David Riondino chissà dove, Tiziano Sclavi non scrive più, Francesco Nuti dissipato tra le pieghe del dolore, Andrea Pazienza evaporato in una nuvola rossa, in una delle molte feritoie della notte. Li hanno comprati tutti, li hanno schiacciati, annichiliti, li hanno suicidati tutti. Che fine hanno fatto i miei corrierini dei piccoli? Mia madre li ha gettati a mia insaputa. È stato il primo vero grande tradimento che ho subito in vita mia. Il bambino che è in me scenderebbe subito in garage a cercarli, se lei li avesse davvero,semplicemente, messi via come mi aveva promesso. Erano il capitale della mia infanzia.
E i bambini, i bambini dove sono? Non ne vedo più tanto spesso. I bambini non sembrano stupirsi più tanto facilmente. Ma mica è colpa loro. Colpa dei grandi che si mettono i paraocchi, che non sanno (più) un bel niente dei sogni e ingrigiscono sempre tutto. Colpa dei grandi che non sanno coltivare i loro stupori, e vogliono insegnare tutto subito, scandalizzare, ridicolizzare il candore e la timidezza, cancellare il mito, il gioco, la magia. Offendere, sminuire la loro intelligenza, la loro smisurata sensibilità, attenzione, curiosità.
"Guarda che bello mio figlio, pare uno grande." Mai sentito dire così? (lo so che è un po' sgrammaticata, ma io l'ho sentita sempre pronunciare così: ottusa nella forma come nella sostanza).
Per favore... Salviamo i bambini, di tutte le età. E i bambini che siamo, sempre, dentro.


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