domenica 13 giugno 2010

Verso l'infinito e oltre! (una recensione di Toy Story 3)

Ebbene sì, ieri sera ero fra il migliaio di fortunati (ma no, nessuna fortuna: bastava abitare nei dintorni, i biglietti erano reperibilissimi) che hanno potuto assistere alla prima mondiale di Toy Story al Taormina Film Fest.







Premessa
Avete ragione, ci sono degli ottimi motivi per fuggire come la peste i lungometraggi in computergrafica. Prima di tutto, si tratta per la stragrande maggioranza di pure e semplici dimostrazioni muscolari di forza, espressioni del "dove siamo arrivati" in termini di potenza di calcolo, di quantità di poligoni (e luci, texture, peli fluttuanti, eccetera) rappresentabili e animabili in un fotogramma. Chi di noi è cresciuto con capolavori come La carica dei 101, Robin Hood, Gli Aristogatti, Il libro della Giungla (e non a caso cito questi titoli degli anni '70, una delle fasi più stuzzicanti e meno "scolastiche" del percorso disneyano) non può che storcere il naso, giustamente, di fronte alla perfezione ostentata di queste creature elettroniche prive di anima e di difetti.
I film in computergrafica hanno ucciso le star dell'animazione, e sono in gran parte orrendi, pieni di azione e privi di sale in zucca, infarciti a viva forza di gag e giochi di parole da decerebrati (e spesso orrendamente tradotti/adattati), hanno sceneggiature puerili e inconsistenti.



Ma, mannaggia, a sparigliare le carte e a sfidare i nostri preconcetti c'è Madama Pixar. E c'è da sempre, ri-mannaggia: sin da quel primissimo pionieristico lungometraggio (già, proprio il primo al mondo) chiamato Toy Story, opera tanto perfetta nella forma e deliziosa nei contenuti da non aver perso un briciolo del suo smalto neppure a quindici anni di distanza (credeteci, ve lo dice un tizio che l'ha rivisto ieri mattina, complice malattia della bimba).
E, rimannaggissima, la Pixar (e solo la Pixar) è l'unica che finora non ha mai sbagliato un colpo. Se ogni nuovo film di Lasseter, Bird & c. rappresenta una nuova sfida alla tecnica e allo stupore (sfida sempre vinta: sono sempre, da sempre e per sempre i migliori), quel che davvero lascia esterrefatti è il valore della scrittura, della sceneggiatura (e nel paese degli orbi...). Sono tutti intelligenti, profondi, non di rado commoventi, più che impeccabili. Cioè, cosa rarissima, sempre ben al disopra delle aspettative dello spettatore.




Toy Story 3 (anteprima mondiale nello splendido scenario del Teatro Greco di Taormina, il vostro Yako era lì) non fa eccezione. Se avete amato i primi due episodi, adorerete questo capitolo. La struttura, ok, è sempre la stessa: giocattoli allo sbando, mille peripezie e avventure per riportare la pellaccia (o il rivestimento in pvc) a casa, un cattivone da sconfiggere (se nel primo era il bimbo malefico e nel secondo l'untuoso giocattolaio collezionista Al, aiutato dal cercatore d'oro Stinky Pete, qui abbiamo un delizioso orsetto dal profumo di fragola) ma in fondo è la struttura di tutte le fiabe e dei cartoni che abbiamo ascoltato e visto sin da bambini (e anche di molti film d'azione che continuiamo a sorbirci tutt'ora). La differenza, come sempre, sta nella narrazione, nei dettagli, nelle gag, nel messaggio. Nella maestria.

Non starò a dilungarmi, per non rovinarvi il piacere, sulle immancabili strizzatine d'occhio (giusto un paio: il myazakiano Totoro fra i giocattoli di Molly; un piccolo Saetta McQueen di legno che appare di sfuggita fra i giocattoli dell'asilo Sunnyside; l'immancabile targa A113 nel minivan della mamma di Andy... sapete perché?), né sulle cose che mi hanno fatto scompisciare dalle risate (ok, giusto una: il reset del povero Buzz, mio dio che ridere!)... ma non posso non ripensare alla genialata dell'occhio di Mrs Potato, alla sfilata di Ken (sì, proprio Ken di Barbie... ed è esattamente come l'avevate sempre immaginato), alla deliziosa bimba Bonnie (ma quanto sono bravi questi di Pixar a mostrarci bimbi piccoli? Era dai tempi di Monsters & Co. che sugli schermi non appariva una pargola così dolce). E al povero cagnolino Buster, il tempo non è stato generoso con lui (mentre il piccolo sgorbietto Andy è diventato un bel ragazzone pronto a conquistare il mondo).




Toy Story 3 è per forza di cose il film più adulto della serie, quello che ci costringe a riguardare i giocattoli come non li vedevamo da anni, a ricordare quanto fosse emozionante per noi, e maledettamente vero, quel che accadeva nelle nostre stanzette, e a chiederci che fine abbiano fatto (ah, queste mamme...). Come molte delle più recenti opere Pixar, è un film se non inadatto ai più piccoli probabilmente più rivolto al bimbo che eravamo che ai nostri figli (e vi prego, distraeteli se potete durante la scena della fornace, mia figlia ha pianto disperata... ho dovuto spiegarle che "tutti i cartoni finiscono bene, guarda cosa succede ora"; magari fate loro un discorsetto prima di andare al cinema, spiegate che c'è una scena in cui devono stringersi forte a voi ma che poi finisce tutto bene), ma tutti potranno trovarci qualcosa. Io ho trovato una tempesta di gioia e di risate, di sentimenti buoni e di emozioni (ma non di commozione facilona da scena-madre-con-orchestra-d'archi all'americana; però se siete di animo sensibile tenete pronti i fazzoletti verso il novantesimo minuto del film; e se invece non ritenete di esserlo tenetevi pronti per una plateale smentita; meno male che accadrà al buio, e che il film lascia allo spettatore un adeguato "tempo di ripristino della dignità" prima di concludersi; neanche questo viene lasciato al caso, d'altronde stiamo parlando di mamma Pixar).






post scriptum
Sì, ci sono degli ottimi motivi per non perdersi un film Pixar.
Ma qualora non vi bastassero quelli suelencati, ve ne fornisco un altro, si chiama Day & Night.
Non il solito immancabile delizioso corto, ma un pezzo di puro genio e poesia che vi lascerà a bocca aperta (specie se lo vedrete in 3D; e ve lo dice uno che non condivide l'entusiasmo mondiale verso i famigerati occhialini a lenti polarizzate). Un sano miscuglio di animazione old style (insomma, disegnata, vera, quella che piace a noi) e genio tridimensionale computerizzato, e ancora un altro esempio di quanto la tecnica, se usata con gusto e fantasia, possa essere funzionale alla creatività.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Non vedo l'ora di vederlo! Bello questo tuo blog. Salvus