Perché è così difficile, per uno scrittore straniero, pubblicare in America? Risponde, sulla newsletter Publishing perspectives, la consulente editoriale Emily Williams: conterebbe soprattutto il ristrettissimo numero degli editori americani che parlano altre lingue e che quindi leggono testi in originale. Anche se, sostiene Williams, la tendenza sarebbe in miglioramento dopo il successo in America di alcuni best-seller: in particolare, quelli di Stieg Larsson, Carlos Ruiz Zafón, Muriel Barbery. Se si desidera scoprire cosa accade a pubblicazione avvenuta, sul blog di Petitchou si trovano, a confronto, le traduzioni in lingua inglese dell' incipit de Le metamorfosi di Kafka. Dalla prima, firmata da Willa e Edwin Muir nel 1968 ("As Gregor Samsa awoke one morning from uneasy dreams he found himself transformed in his bed into a gigantic insect ") a quella curata da Michael Hoffman nel 2007 ("When Gregor Samsa awoke one morning from troubled dreams, he found himself changed into a monstrous cockroach in his bed"). Compiti di chi traduce? Vale la visita il blog di Liberidea, alias Giuseppe Iacobaci, traduttore di Palahniuk e Gaiman fra gli altri: «Per me, scrive, il traduttore NON è uno scrittore. Io mi sento più spesso come un direttore d' orchestra, o un cantante di karaoke. Insomma, uno che offre una sua cover, una versione sua, su una partitura altrui». Per quanto riguarda il rapporto fra traduttore e lettori, si consiglia caldamente di fare una ricerca sul gruppo Stephen King-Italia di aNobii, e di leggere i due lunghi thread dove Tullio Dobner, storico traduttore di King, scende in campo per confrontarsi con i fan. Cappello.
LOREDANA LIPPERINI

Come si evince dall'immagine scattata dal satellite Shinystat, siamo diventati famosi.
Lunedì 18 gennaio questo blog ha toccato una punta di 45 visite , pari al 212%
dell'audience ottenuta da "Il più grande", qualcosa-show condotto da
Coso Facchinetti. Rimpiangeremo per sempre questi rari momenti di gloria.
4 commenti:
Sappi che stai per essere citato (in quanto autorità zufrassica) in una lezione della Online Winterschool Est.
Spero di poterti ancora dare del tu.
Basta che non mi citino in giudizio. :-) La cosa in sé mi lusinga, ma scusa la franchezza, cosa citano? Perché il mio terrore da sempre è di essere citato per le cazzate che dico senza accorgermene. E soprattutto, riscusa la rifranchezza, dacché vivo isolato in casa e non conosco niente e nessuno, chi/cosa/hwrang (che il altairiano vuol dire: "da quale parte si guarda per coglierne la quarta dimensione senza impazzire") è la Online Winterschool Est? Tanto per saperlo, così mi monto la testa con i pezzi giusti.
Se non del tu, potrai sempre darmi del te. Con poco limone e poco zucchero, please.
Lo so che è difficile da credere, ma hanno chiesto a me di fare lezione. Purtroppo per loro mi hanno assegnato il tema "la solitudine del traduttore" e io ho citato il tuo famoso post per sgombrare il campo da ogni dubbio: "il concetto di solitudine del traduttore è ciò che il nostro esimio collega GI (che tra gli altri traduce Gaiman, Palahniuk e Fischer) definirebbe uno zufrasso profumato (e a seguire lunga citazione del suddetto post)".
La suddetta scuola ha sede, credo, in Abruzzo, ma le lezioni sono tutte via web. se vuoi ti faccio avere le slide :-)
A proposito di bevande calde, ho appena scoperto l'orzo aromatizzato all'anice.
Non è affatto difficile da credere, anzi!
Quanto alla solitudine, bisogna vedere che s'intende. L'immagine del traduttore seduto davanti alle sudate carte illuminato da una lama di luce aurea, un po' scapigliato e genialoide, che fa "Ah!" colto da subitanea folgorazione à la Sherlock Holmes, intellettuale incompreso e solitario che vive di pane e incunaboli e lavora con dizionari cartacei ingialliti e una Olivetti Lettera 24 e quando parla sembra rivolgere il suo sguardo liquido a un'entità indefinita che, essa sola, può capirlo (se non si è capito, sto descrivendo un noto scrittore italiano, nella versione "come vorrebbe apparire", mica com'è), sì, siamo dalle parti, anzi, stiamo attraversando una fitta foresta, di zufrassi profumati.
Se poi vuoi dir loro cosa pensa davvero il famoserrimo genialerrimo illustre sconosciuto G.I., della reale solitudine del traduttore (che esiste, ed è il lato oscuro di questo lavoro, la fabbrica di immani depressioni), beh, la lezione e il corso intero potrebbero aprirsi e chiudersi con una frase che propongo a mio epitaffio tombale: "Ragazzi, l'enorme gioia di veder pubblicato il tuo nome su un libro profumato di stampa non ha prezzo; anzi ce l'ha, si aggira tra i dieci e i sedici euro a cartella. Ai quali vanno aggiunti mesi e mesi di solinga, mefrusta e inghinappia convivenza -magari fosse solitudine- con gli sproloqui di un tizio che nella gran parte dei casi non conoscevate e quasi sempre non avreste mai voluto conoscere. Perché la solitudine del traduttore è niente: spesso si è invece mal accompagnati, dalle parole di un supremo borioso scassacazzo. O di un genio assoluto, ok, che dopo un paio di settimane vi sembrerà comunque uno scassacazzo."
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