sabato 16 giugno 2007

Even better than the real thing*

"Tratto da una storia vera"; più il film è assurdo e inverosimile, più i creativi (ehm) si divertono a spararti in faccia questa frase nei trailer. Casomai non ci avessi creduto, quel film in cui un polpo di dodici metri si arrampica su un grattacielo e, salito sulla guglia impugnando trionfale il barboncino della protagonista come fosse un David di Donatello (cioè, con la faccia di chi dice, "Splendido, e mo' dove lo metto? Sul camino fa tamarro, sul frigo menefreghista, in salotto non abbastanza incurante") e lo spreme sugli elicotteri viola intorno come fosse raid sulle zanzare, mentre al piano immediatamente sotto un tizio si arrampica a mani nude, gli salta addosso, strangola il polpo e si getta tenendolo a mo' di paracadute, quel film là, è tratto da una storia vera. Tratto. Cioè, magari è vero che un giorno lo sceneggiatore ha visto un elicottero viola. Tutto può succedere.
A me piacciono i film tratti da storie finte, perché in genere sono più verosimili, e poi una storia finta può sempre accadere, mentre una storia vera è raro che accada. Specie se davvero è accaduta nella realtà. So quasi per certo che non vedrò mai un elicottero viola in vita mia. Mentre mi potrà sempre succedere, chessò, di vivere qualcosa cui nessuno possa mai credere, che se lo raccontassi sembrerebbe una telenovela.
In effetti, la mia vita è una specie di telenovela. Dicono tutti, quelli che davvero mi conoscono (o che hanno provato a capirci qualcosa) che sono un tipo molto riservato, che sembro apertissimo e faccio sempre casino ma poi non parlo mai davvero di me. Anche qui, diciamo la verità: che cosa esce fuori del mio privato? Ma in realtà, non è che io sia riservato, che abbia chissà quale pudore: è solo che le cose che ho visto in vita mia vi annoierebbero, perché sono complicatissime e assurde- paradossalmente non si potrebbe trarne un film "tratto da una storia vera", perché non ci crederebbe nessuno e perché per renderle più appetibili dovrei infilarci in mezzo un casino di assurdità ancor più incredibili, capaci di attirare l'attenzione così tanto che poi della verosimiglianza chissene.
Adesso, se ne sono usciti con questa cosa dei reality. Che capita a tutti nella realtà quotidiana di restare rinchiusi con dodici analfabeti che ridono come scimmie e mangiano scoreggiando e ti parlano spulciandosi caccole dall'ombelico. A chi di voi non è mai successo nella realtà di trovarsi per tre mesi in un'isola deserta e dover mangiare delle cavallette vive o ballare YMCA dei Village People per poter avere del riso da mangiare la settimana prossima e attendere che una divinità dalle duemilioniduecentododicimila teste (e manco un cervello) decida se farvi fuori pagando un euro più iva? E intanto, cosa c'è di più reale e ovvio di un tizio che da bambino è stato rapito dall'anonima sarda e da grande decide di rinchiudersi di sua sponte in una casa di cartapesta davanti a delle telecamere (ovvio che poi uno chiede l'ergastolo e magari la pena di morte per i rapitori, se la segregazione ti riduce come quello lì...)
Adesso, la Endemol, neoacquisto del carissimo Silvio (eccoti, quelli pensano al conflitto d'interesse, roba che andava risolta quindici anni fa, e intanto tu ti sei preso la RAI, complimenti), ha tirato fuori dal cilindro l'ultima delle sue geniali idee: dodici persone bisognose di trapianto si contendono un rene di un malato terminale, che alla fine dell'ultima puntata dovrà decidere chi sia il più meritevole, chi gli ha ispirato più simpatia o compassione.
Io non so se gli lasceranno fare, quel programma. Magari spargere di queste notizie è solo una strategia, per saggiare o rammollire la morale pubblica, magari abiutarla a ogni genere di aberrazione o di shock, vaccinarci perché presto o tardi tutto sia plausibile e ammesso. Allargare i confini del reale o anche solo del concepibile. E il punto, gente, è proprio questo: che poi, reale o meno, tutto si riannoda in una striscia di Moebius, e quella realtà inconcepibile che vediamo dietro lo schermo, in qualche modo diventa parte di noi, mutandoci per sempre.

*U2

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