domenica 30 luglio 2006

To be free*

Da qualche tempo non si fa che parlare ovunque di giustizia.
Eppure, mi sbaglierò, ma mai come oggi ho avuto la sensazione che questa parola venga costantemente fraintesa e offesa, spesso con colpevole superficialità.
Dai casi di cronaca nera più efferati ed eclatanti, alle questioni di illeciti sportivi, dagli avvisi di garanzia agli scioperi degli avvocati, tutto sembra parlare di giustizia, di sistema giustizia da cambiare, di sentenze errate, addirittura sentenze ad personam(!?).
Ma con tutto questo gran parlare di giustizia, forse non ricordiamo più cosa sia. Ce ne siamo fatta un'idea personale, ottusa, utilitaristica. Abbiamo dato vita a un impossibile concetto di giustizia soggettiva e adattabile ai casi. Qualcosa di malleabile o di ostile, a seconda dei casi.
Discutiamo al supermercato se la madre del piccolo Samuele abbia o meno la faccia dell'assassina, ci scandalizziamo se un uomo di potere ha rubato, lo linciamo e poco dopo ci scandalizziamo del fatto che tutti lo abbiano linciato, infine osserviamo che tutto è tornato come prima, ma prima era meglio, e arriviamo magari a dire che attaccare quei poteri è stata una plateale vergogna. Questa almeno è l'idea che il popolo italiano visto dagli schermi televisivi pare avere della Giustizia.
Ma la Giustizia è altro, e lo sappiamo tutti. La Giustizia non è minacciare fuoco e fiamme sull'onda del disgusto e poi promettere clemenza sulla scia del "tutti colpevoli, nessun colpevole". La Giustizia non è un meccanismo flessibile per far valere i propri diritti a discapito di quelli altrui. La Giustizia, quella vera, non è un concetto soggettivo. Non ammette interpretazioni di comodo in base all'occasione e al soggetto interessato. Non cambia con le opinioni del momento. Non ha bandiere, non ha colori. La Giustizia non ha proprietari, non ha nazionalità o confini.
La Giustizia non è semplice appannaggio dei giudici: della Giustizia, quella vera, siamo pubblici ufficiali noi stessi, ogni giorno. Chi crede nella Giustizia lo fa anche a proprio danno; chi ci crede, non si straccia le vesti a ogni accusa che gli viene rivolta, non getta fango su chi deve giudicarlo, magari sull'intero sistema, per creare confusione e scapparsela sotto le gambe dei litiganti. Disorientando, creando paura e insicurezza, una sensazione di immoralità dilagante, nella gente. Diseducando, facendo passare il concetto che tanto tutto è una giungla dove non ci sono diritti e comanda il più forte.
L'attentato più forte alla Giustizia è questo: spingere la gente a non crederci più.
E sembra quasi ci stiano riuscendo: non facciamo che parlare di giustizia, e già non sappiamo più cos'è. Ci hanno rubato il senso della giustizia. I ladri del potere, dopo averci portato via la nostra vita, la nostra dignità di cittadini, la nostra fiducia, ci hanno rubato lo sguardo di rimprovero del padre. L'idea del Giusto. Partendo dal concetto che la Giustizia assoluta e priva di errori non potrà mai esistere, hanno iniziato a erodere la spinta ideale all'obiettività, la fede nell'imparzialità e nella Giustizia, quella con la G maiuscola.
Ma la Giustizia vera esiste, dentro tutti noi, e non è quella cosa mediocre e opportunista e sibillina che vogliono farci credere.
La Giustizia vera non punisce, non annienta, non vendica, non ammazza, non ingabbia. La Giustizia non perdona alla cieca. La giustizia non lapida sull'onda dell'emotività e non si scandalizza del perdono.
Ma la Giustizia, la Giustizia, non può significare aprire le sbarre facendo di tutta l'erba un fascio, rimettere in libertà, sulla sola scorta dell'ammontare della pena residua, migliaia di persone condannate per i più svariati reati -persone cui era stata a vario titolo, e con dei motivi, negata una delle tantissime misure alternative alla detenzione già esistenti- e sbatterle di nuovo per la strada, nei loro ambienti, nelle condizioni di partenza, dove entro brevissimo tempo torneranno a compiere reati.
Questa non è clemenza, è ipocrisia. La giustizia non passa colpi di spugna, la giustizia dovrebbe proteggere la vittima e il reo, tendere a una possibilità di esistenza migliore per entrambi. E un atto di clemenza fatto senza criterio è soprattutto un danno e un'ingiustizia verso i condannati, rimessi in circolazione senza alcun aiuto al reinserimento nella società, "premiati" con uno sconto così, senza senso né criterio, senza occasioni per dare un senso alla condanna subita e ai mesi già scontati. Senza dar modo al condannato di capire cosa voglia dire quella libertà riacquistata ma non riguadagnata. Una clemenza così fa sorgere qualche dubbio anche sul senso del carcere per uno Stato. Insomma, se li facciamo uscire così senza far differenze, senza valutare, senza vagliare caso per caso... perché li tenevamo chiusi lì dentro? Erano solo ostaggi della nostra sete di vendetta? Qual è il senso del carcere?
La Giustizia, quella in cui credo e crederò per sempre, non è questa schifezza ipocrita e raffazzonata: la Giustizia vera è bendata, non cieca.

*Emiliana Torrini

8 commenti:

Anonimo ha detto...

ehi, se scivo che condivido in pieno il tuo post, me la offri una granitina alla mandorla???

PS: anche se non me la offri, spilorcio, continuo a condividere quel che hai scritto....

Anonimo ha detto...

Ciao, hai scritto sul mio blog qlc giorno fa.
Hai scritto tu anche qst post?
Ma sei siciliano/a?

Concordo cmq.
Il traguardo di questo paese è recuperare l'idea di giustizia.

Davi
www.lagendina.spaces.live.com

Giuseppe Iacobaci ha detto...

Grazie, ragasssuoli. Beh, direi che una granitina ciascuno posso spedirvela. Ma se devo pagare la granita a tutti quelli che si sentono come me in questi giorni, finisco sul lastrico (e non ci vuole molto, in effetti)...Ok, ok, non faccio il tirchio... visto che siete i primi due, datemi l'indirizzo e provvedo. Non della dolfin, però, morireste avvelenati e perderei i miei unici due lettori del mese. :-)

Giuseppe Iacobaci ha detto...

@davi: sì, sì, sono io... e sono abbastanza siculo.

Anonimo ha detto...

cavoli, ricordo certe granite alla mandorla a Catania in via etnea, favolose!!! spero le facciano ancora cosi' (e perche' non dovrebbero?)

Giuseppe Iacobaci ha detto...

la granita alla mandorla migliore del mondo la troverai in un bar lercio in una traversa sotto un arco accanto alla pescheria di trapani. ti portano una cesta di brioche e mangi solo quelle che vuoi, e poi quando le restituisci paghi solo quelle che hai mangiato. roba da chiamare i nas (ma sinceramente, io li manderei al mulino bianco, che mi ha sfrantumato il cazzo con la colonna sonora del gladiatore, e dire che anni fa adoravo la voce di lisa gerrard)... il segreto della granita è che la fanno con le mandorle di noto e le tritano in maniera grossolana, e senti tutti i pezzetti di mandorla... fatta questa singola eccezione, la capitale della granita è catania, assolutamente! ;-)

Anonimo ha detto...

cavoli, la mia ex moglie sicula non mi ha mai parlato di sta granita di trapani, ecco perche' ho divorziato!!! oggi mi tocca darti un sacco di ragioni: io quelli del mulino bianco li farei arruolare "volontari" come portatori di pace in medio oriente: che vadano a far smettere le guerre in corso offrendo il pan di stelle.....

Anonimo ha detto...

te lo posso dire??? io ADORO come scrivi!!!!!! sai cogliere e spiegare tutto in modo fantastico!!! dovresti andarci tu in parlamento e fargli capire le cose a quei pazzi, ipocriti e litigiosi di destra e sinistra!!!!
lily81