Inusitate mediocrità trafiggevano di spilli inattesi
Le tue gote smunte di trepidazione
Agli albori di fugaci mattini sodali
E tu Nunziatina eri solita ormeggiare il tuo viso di lapidari unguenti
Tra effluvi ed effimeri abbagli di giovinezze idolatrate,
Aaaaa-aaaaaah.
Ma isterica cingevi di veementi misteri
I tuoi pomeriggi troppo saturi di inette insipienze
E il giovine dell’antistante magione nt’a vanedda
Metaforicamente si malmenava empatico
Incidendo di sapide insolenze giovanili
Il tegumento aspro di quell’arbusto vegliardo
Del punteruolo rinvenuto nella cassapanca d’o zu Tanu
Lasciando ai posteri i contrassegni abusati
Di veritieri acri ormoni incisi cc’u scalpeddu
In ingegnose sferoidali sagome cardiache
Trafitte di vacui dardi parafando acconciamente
Fittizie iniziali testimoni di circostanze incompiute
Oooo-ooooh.
Ma le precarie indulgenze
Di un prelato che arrancava
Tra floreali primizie e ciottoli spietati
Ai piedi dolenti conficcavano acuti di bestemmie
di rimpianti di una verde età consumata invano
Tra breviari malacconci di rigogliosi portenti
E come gettare in oblii eterodossi e trùbbuli
Di odorose meriggiate insolventi di passione
Ora che ti agiti isterica e portentosamente iraconda
Di prescindibili toelette ed esterrefatte esigenze?
Eeee-eeeeeh.
Signor Copenna, tua cognata già accenna
Inutile simulare se tua zia all’uopo ti scotenna
Ti sperimentasti di ansie sesquipedali
A cavar ragni dal buco di serrature esiziali
Tristi episodi coesi e vilipesi e di assorti ardenti oblii
Espressioni di eventuali indolenze
E ti struggi di errabonde autoflagellanti meschinità
o buttiggh'i ta zia, uotinni va,
Iiii-iiiiiih.
Nessun commento:
Posta un commento