sabato 28 febbraio 2009
Niente lava meglio di Dixan
Ho sognato un esercito di uomini perfetti che marciavano nella loro divisa, rigidi come marionette, bianchi e imperturbabili come statue. Ho sognato spacciatori di cd musicali a notte fonda braccati dalla polizia, e camion di topi, milioni di topi scaricati nell'oscurità da quegli immensi cassoni ribaltabili. Dalle maniche dei soldati dritti e fieri gocciolava qualcosa, i colletti tesi e perfetti erano sbaffati di una massa putrescente. A guardar bene, anche i bottoni delle camicie inamidate trattenevano a fatica quegli umori. C'erano le sirene, i nigeriani venivano rincorsi, fermati e pestati a sangue. Non capivo. Poco più in là, una ragazza bionda camminava da sola al buio, le ho chiesto, dove vai?, mi ha risposto: "Niente lava meglio di Dixan. Niente lava meglio di Dixan. Niente lava meglio di Dixan." Sorrideva nel dirlo, ma non c'era la pur minima traccia di ironia in quel sorriso. Era felice davvero, e non sorrideva per me. Mi ha preso la mano e mi ha guidato fino a un'enorme piazza vuota. Mi ha lasciato lì e i capelli morbidi hanno seguito perfetti come una brezza, come un'onda il movimento del suo viso mentre si voltava per andarsene; mi ha rivolto un primo ed ultimo sguardo malizioso. "Niente lava meglio di Dixan," mi ha rivelato, sottovoce, ed è sparita con una risatina tra la folla vociante. Avrà avuto dodici anni. La piazza era gremita adesso, e dal palco qualcuno gridava parole di odio contro il maltempo. La gente applaudiva fragorosamente. C'erano topi dappertutto, li sentivo tra le scarpe, brulicavano sotto di me e tra la folla, solo io sembravo vederli e sentirli, sciamavano gli uni sopra gli altri, correvano e venivano schiacciati e se ne aggiungevano sempre di nuovi. Uno si era arrischiato a risalire sotto l'orlo dei miei jeans, grattando con le zampette nel calzino, scossi la gamba per farlo cadere, e facendo così ne schiacciai un altro con il tacco, schizzandomi di sangue e budella. La voce dal palco adesso inveiva contro l'afa estiva e ringraziava la grandine di Dio, e tutti intorno applaudivano ancor più forte. I topi adesso ci arrivavano alle ginocchia, nuotavamo fra i topi, e dal palco la voce tuonava, "è festa", e tutti si misero a danzare felici tra il mare di peluria grigia. Presto non vi fu più differenza tra uomini e topi, non riuscivo io stesso a distinguere visi e dimensioni, gli uomini sembravano piccolissimi, i ratti enormi, dovevo essere un ratto anch'io, se sapevo interpretare le parole che la voce potente squittiva dal palco: "felicità...", "liberi...", "nemici...", "reddito...", "crisi...", "fede...", "futuro...". Erano parole mie, le sentivo nella testa, ero io a parlare all'unisono con lui, no, era un coro, tutti le pronunciavamo, e finalmente iniziavo a sentirmi felice, parte di quell'immenso sciamare. Nuotavo felice e libero, pronto a sconfiggere i nemici per risollevare il reddito e scacciare la crisi con fede nel futuro. Finalmente capivo."Niente lava meglio di Dixan," mi sono detto, e ho chiuso gli occhi lasciandomi trasportare da quell'onda, finalmente appagato e sereno.
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