Livio mi telefona il pomeriggio. "Avremmo la possibilità di intervistare Manoel de Oliveira, uno dei più grandi registi viventi, a Siracusa," mi dice. Hanno bisogno di un interprete dal francese, De Oliveira parla solo portoghese e francese. "Te l'accolleresti?"
Mi piace questo modo di dire catanese, "Accollarsela". Fa un po' sggiovane attennativo, ma esprime l'idea. Anzi, non mi piace affatto, fa troppo sggiovane attennativo, ma esprime l'idea. Livio non è un sggiovane attennativo, e non lo sono neanch'io, anzi, siamo l'esatto opposto, degli sfigati che vestono male non perché fa figo ma perché appunto siamo degli sfigati. Per questo è dura dirgli di no. Siamo dello stesso partito esistenziale. Ci devo pensare, gli dico. Uno, non sono un interprete, e due, l'idea di parlare in francese con un portoghese di novantotto anni e venire pure filmato durante l'esaltante impresa mi esalta davvero poco. Con la sfiga che ho, il tizio farfuglierà il francese come un cinese analfabeta parla l'arabo; e non ho il tempo per procurarmi e studiare i glossari tematici come si conviene in questi casi; e domani alle quattro ho appuntamento con il mio gruppo bluesnoisegrungepunkeccetera; e sul capo m'incomberebbe FSFDPCNSPNAQSDTDPEMGCCMMPAFCTPGCP, ovvero il Famoso Scrittore Figo Di Portland Che Non Si Può Nominare Altrimenti Qualcuno Si Distrae Dal Tema Del Post E Magari Già Che C'é Mi Manda Pure A Fanculo Tanto Per Gradire, Che Palle. Ma il peggio è che è un lavoro gratis; non è affatto un problema per me fare un lavoro impegnativo gratis per un amico, quanto il fatto che un lavoro impegnativo gratis a un amico non lo so rifiutare. (Riflettendoci, esistesse un Ordine dei Traduttori Interpreti, ed è una fortuna che non esista, le cose che ho detto finora in questo post potrebbero essere utilizzate per radiarmi all'istante. E meno male che non ho scritto che ho Windoz pirata. Ehi, non l'ho scritto.) Ma la cosa che mi fotte è che dentro di me è nata l'istantanea voglia di conoscerlo, questo geniale novantottenne che avrà un sacco di cose da insegnare sulla vita. E che poi Livio è una di quelle rare persone che non ho frequentato quasi per niente, ma che hanno capito chi sono e sanno che possono permettersi il lusso di chiedermi un favore. Loro. E fanno bene a chiedermelo, perché io adoro le persone che sanno chiedere. Chiedere è una forma di apertura, di generosità quasi. Massì, me l'accollo. Gita a Siracusa con malacumparsa in omaggio. È una cosa informale, mi dice, lui e i suoi amici stanno girando un documentario sul regista. Okkei, me l'accollo.
L'appuntamento è per le sette del mattino qui a Strada Trentasette (yez, Riposto come nuovaiorche), quindi anziché alle tre di notte stavolta stacco di lavorare a FSFDPCNSPNAQSDTDPEMGCCMMPAFCTPGCP alle due e mezza. Quando mi alzo la mattina alle sei e mezza, rincoglionitissimo, trovo un sms che mi avverte: il Maestro si alza alle undici e va a mangiare una granita, quindi l'appuntamento è spostato per le otto. Beh, a novantotto anni potrà pure decidere di alzarsi all'orario che vuole. Ma cazzo, ditelo prima. Fanculo, torno a letto, fingo con me stesso di star dormendo, alle otto fingo di svegliarmi.
Ovviamente Sebastiano, l'amico di Livio, arriva alle nove. Dovete sapere che sono un tipo molto molto paziente, ma anche molto molto molto molto (l'ho detto molto?) incazzoso a volte, specie la mattina quando ho dormito per quattro ore, ma non picchierei mai un tranquillone sfigato come me, e Sebastiano, si vede subito, è un tranquillone sfigato come me. No, molto molto molto di più di me. Sfigato, dico. E ce ne vuole.
A tre chilometri dal casello di Giarre la Panda di Sebastiano va in ebollizione, ma non me la prendo troppo. Voglio dire, scusatemi la franchezza: è la sua Panda. È la loro intervista. Per una volta in vita mia, lasciatemi sguazzare allegro sulla sfiga senza bagnarmi. Gli dico che con la lucetta rossa bisogna fermarsi SUBITO. Sebastiano è in ebollizione pure lui, è già tardi, maledettamente tardi. Me n'ero accorto, gli faccio tra i denti, ma senza rabbia, e lui pare non cogliere. Sebastiano.
"Vabbé, tra poco c'è un rifornimento", mi fa. Io mi fermerei SUBITO, insisto ma senza insistenza. Sebastiano procede fino al rifornimento, preoccupato più che altro del ritardo che si accumula sulla tabella di marcia, e per gli altri ragazzi che vorranno spellarlo vivo. Mi sincero che non sia con questa macchina che andremo a Siracusa, e aspetto sereno il destino. Il benzinaio dell'autogrill di Acireale, con fare e accento sguaiato e simpaticamente spaccone tipico del luogo, gira il tappo e invita il mio nuovo amico a tenere acceso il motore mentre lui annaffia abbondantemente il radiatore. "Accellerassi!" gli fa. "Tinissi accelleratu!" Mi guarda ammiccante, compiaciuto della sua competenza: "u sinti stu sgrusciu?" Sì, lo sento, lo sento il motore che batte a quel modo, inequivocabile. Sebastiano sembra rasserenato, e mi spiace dirgli che secondo me la guarnizione della coppa dell'olio è andata (tenete a mente: non sono un meccanico, non ne capisco niente; è solo che ho avuto quattro auto usate, no, praticamente dei rottami, di cui tre di marca Fiat, e ovviamente conosco ogni tipo di guasto esistente al mondo), ma tanto lui sembra non badarci troppo. È anestetizzato dalla paura di essere in ritardo, tipo bianconiglio di Alice.
Deve avvertire gli altri, ma il telefono gli si scarica, gli presto il mio. "Puoi mettere la tua scheda e tenertelo, per oggi, penso che ti servirà," gli faccio, misericordioso. "No, dai, e tu come fai?" mi chiede. Figurarsi, io il telefono lo tengo come amuleto, mi squilla una volta a bimestre, non compro una ricarica da quattro mesi.
Mi dispiace sinceramente per lui ma c'è poco da fare, a parte aspettare che la macchina si raffreddi un po'. Io sono sereno, non m'interessa niente dell'intervista, della macchina, di niente, sono solo curioso di sapere come finisce. All'autogrill hanno questo nuovo caffè che sembra una specie di schiuma da barba al gusto nocciola, porcariosissimo. La composizione chimica non sarà molto diversa da quella del BioPresto, ma chissenefrega, è delizioso. Lo sorbisco mentre il povero Sebastiano suda e parla al telefono: "Ma come, Zoltan è già partito? Come sarebbe, è già a Ragusa? (RAGUSA?, NdY) Ditegli di tornare, non ci entriamo tutti in una macchina sola!"
Quando, appena ripartiti dal rifornimento, la lucetta rossa si riaccende, gli dico che davvero ora dovrebbe fermarsi SUBITO, e mi fa: "Veh, okkei, appena dentro Catania mi fermo." Non insisto troppo, ma per arrivare a Catania mancano circa cinque chilometri, gli dico solo che io, con la mia macchina, mi fermerei SUBITO. Mi rompo un po' a fare il sotutto, ma è questione di salvare quei cinquecento/mille euro di motore. Boh, veda lui. Provo a improvvisarmi Richie Cunningham della mattinata invitandolo a vedere il lato buono della situazione, ma scopro di essere Homer Simpson che non riesce a completare il concetto perché non c'è nessun lato buono da vedere. Alla fine riesco a inventarmi una frase consolatoria tipo "Beh diciamo che la sfiga della giornata l'hai spesa tutta adesso. Il resto andrà bene."
Con la luce rossa sempre accesa a mo' di Presagio Costante del Fato che Incombe, arriviamo a Catania. Oggi sono splendidone, sono LUCNNSU, L'Uomo Che Non Ne Sbaglia Una. Consiglio a Sebastiano di parcheggiarsi là che non ci sono le strisce blu, che (miracolo!) ho visto un posto, così la macchina può stare fino a lunedì (essì, le macchine si guastano sempre di sabato). Sebastiano finalmente mi ascolta. Continua a scusarsi per gli inconvenienti e per tutto, e io magnanimamente gli dico, ma figurati, mi spiace piuttosto per la tua macchina. In effetti è così.
Il cameraman (che pare chiamarsi Guardone, proprio così di cognome) decide di non venire, così si libera un posto in macchina. Secondo me ha fiutato l'aria e ha capito che non è giornata. Livio intanto arriva con altri due, uno magrissimo e con barba e capelli lunghi, simpatico, tipo calmo e precisino, che chiamano "scienziato", e un altro senza capelli, silenzioso e dallo sguardo serissimo. Sembrano tutti inferociti. M'imbarazza non esserlo anch'io, provo a concentrarmi ma non mi viene, e allora scelgo la via del silenzio, sto zitto e assisto al seguito.
Che è ovvio: Zoltan ritorna da Siracusa (ragusa?) e vede che praticamente siamo in cinque e non c'era assolutamente bisogno della seconda macchina, e s'incazza con Sebastiano. La sua ragazza si lamenta a gran voce, "Io sono ztanga, tefo antare in pagno sùpito", al che uno sconosciuto dai capelli bianchi in motorino si accosta accanto a noi e ci dice "Suddu 'a signurina deve andare in bagno, taliàte che c'è un bar, lì, furriato l'angolo." Detto questo, se ne va. Cose di Catania.
***
Il viaggio procede tranquillo. Sebastiano è nell'altra macchina, con Zoltan e fidanzata; ha con sé la telecamera di Guardone e il mio cellulare. Ascoltiamo Siouxsie, i Cure, Rino Gaetano. Gianni, il proprietario della Y, quello con i capelli rasati a zero e lo sguardo serissimo, viene sfottuto da Livio e dallo Scienziato, che trasformano "La festa di Maria" mettendoci il nome di una sua recente sventura amorosa. "Mi sto facendo pesante, ha detto!" fa Gianni. "Ma ti rendi conto? Pesante, io! Basta, questa non me l'aspettavo, sono troppo deluso, con me ha chiuso, non la cerco più."
Ah, queste donne.
Arriviamo a Siracusa alle dodiciequalcosetta, praticamente in orario, considerato che il Maestro avrà appena finito la sua granita.
Ma Dio non ci viene incontro.
Sembra una barzelletta, un destino beffardo. La giornata era iniziata male, ma questa poi...
Il novantottenne regista proprio da qualche minuto ci ha lasciati.
Se n'è andato via con Dio.
Cazzo. Poteva aspettarci. Fare l'intervista prima, almeno.
Livio non dice molto, ma intuisco che la manifestazione dedicata a De Oliveira è stata organizzata in buona parte da lui e dagli altri suoi amici -i carbonari del cinema d'éssai, li chiamo, con tutto quel loro oscuro giro di dvd assurdi e introvabili, probabilmente in buona parte bellissimi ma troppo cerebrali per lo spettatore medio- ma l'uomo immagine che appare e fa bella figura per tutto è Santino Dio, il critico cinematografico catanese, quello che adesso se ne frega di noi e ci volta le spalle ritornando a Catania con De Oliveira proprio mentre noi siamo a Siracusa per lui. Follia pura, e stronzaggine e maleducazione, tipica da pseudointellettuale alla catanese.
Il tempo di un caffè e si ritorna alla macchina. Gianni si vede passare accanto una comitiva di straniere bionde altissime e propone di mandare a fanculo De Oliveira e Dio e restare qui a Siracusa. Livio insiste per offrire la colazione e si scusa ripetutamente per lo sbattimento al quale ci hanno sottoposti, ma io gli assicuro che sto vivendo tutto da spettatore, non sono stanco né preoccupato. Mi spiace solo per la mancanza di rispetto da parte di Dio, e, sì, per il caldo atroce che c'è stamattina (che volendo è colpa di Dio anche quello). Passo il resto della mattinata a prendermela con Dio, e Dio di qua e Dio di là, mannaggia a Dio e colpa di Dio e che cavolo combina Dio e a che pensava la mamma di Dio quando ha fatto Dio. È un vero godimento bestemmiare senza bestemmiare per davvero, e credo giovi all'umore di tutti. Gianni mi chiede un'opinione da traduttore e cureofilo sul significato dell'espressione "to hold you like a dog" della canzone "All I want". Per me è una canzone nostalgica, "All I want is to be with you again..."; lui ci vede un po' più di pulsioni carnali. Beh, è un'assenza MOLTO fisica, gli faccio. "No, no," insiste, "lui se la vuole stringere proprio come un CANE, capisci?". Rido. Potrebbe avere ragione. Sul più bello la batteria del lettore cd-mp3 (collegato al vecchissimo mangianastri con una di quelle strane cassette-adattatore) si scarica. Vabbé, gli faccio, perché non compri un alimentatore da attaccare all'accendisigari? "No, non ce l'ho l'accendisigari," mi fa. "Come non ce l'hai? Sulla Y dovrebbe essere accanto al posacenere." Guardate, non ne so davvero niente di Lance Y, ma oggi come sapete sono splendidone, sono LUCNNSU, L'Uomo Che Non Ne Sbaglia Una, sono più odioso e saputello di Topolino, e magicamente, all'insaputa del proprietario, l'accendisigari c'era, accanto al posacenere. Mi faccio quasi antipatia.
Sul più bello, ancora a pochi chilometri da Siracusa, la temperatura del radiatore comincia a salire pericolosamente, sì, anche su questa macchina apparentemente nuovissima.
Ci fermiamo sotto un ponte, unica oasi in mezzo alla statale arroventata dal sole, e LUCNNSU gestisce il panico.
"Ok, apriamo lentamente il tappo. Accendi il motore... sì, sì, certo, devi tenere acceso, l'acqua si mette a motore acceso, se è caldo, sennò spacchi tutto. Aspetta... Ok. Tieni accelerato... Ma senti, l'acqua gliela metti spesso?" È strano che abbia delle bottiglie d'acqua in macchina già piene, la prima cosa fortunata della giornata.
"Certo, la controllo sempre anche perché non è la prima volta che succede... l'ho messa l'altro giorno quasi fino all'orlo... cazzo, la devo portare dal meccanico di nuovo..."
"Aspe', hai detto fino all'orlo?"
"Eh."
"Ma ci credo che si surriscalda, non la devi riempire tutta, la vaschetta!"
Mi faccio schifo. Ho sempre odiato Quello Che Sa Le Cose. Infatti quando lui dice che non può essere quello il problema, io non insisto più. Però da quel momento in poi la macchina come prevedevo non si surriscalda più per tutto il resto del percorso. Gianni è ancora preoccupato, io no, sono certo che il problema è risolto.
Sono Wolf, e risolvo problemi.
Gianni insiste, appena arrivati a Catania la macchina la lasciamo sotto casa loro, non vuole rischiare. De Oliveira è alla Baia Verde adesso, così ci ha detto telefonicamente Sebastiano che è già sul posto da solo. Zoltan e la sua fidanzata l'hanno scaricato lì, hanno deciso di lasciar perdere e andarsene al mare. Chiamali fessi.
Gianni a casa ha uno scooter. "Tutta questa sfiga, non ci fa niente. Queste cose non sono importanti," mi fa mentre saliamo sullo scooter. Sono d'accordo. "Questa settimana mia madre ha avuto un infarto, e adesso sta meglio. QUESTA è una cosa importante." Gianni è un diesel, lo vedi serio e taciturno all'inizio, ma carbura pian piano e si rivela un tipo davvero a posto. Lungo il percorso in scooter mi si stacca un gancetto della macchina fotografica e la prendo al volo per la cinghietta, ad appena cinque-dieci centimetri dall'asfalto. LUCNNSU sconfigge ancora una volta la sfiga.
Gianni, eroe del giorno, mi lascia in un Hotel Baia Verde tutto pervaso di placida atmosfera vacanziera e va a prendere Livio.
Alla hall trovo Sebastiano, esausto e arreso. "Il professore di portoghese che accompagna De Oliveira sembra poco propenso a farci fare l'intervista," dice. "Secondo me sta facendo un documentario pure lui e non vuole aiutarci."
Smanetta con la videocamera cercando di chiudere lo sportellino.
"E Dio," gli faccio, "Dio dov'è?"
"Dio è a pranzo con loro. Secondo me non gli ha ancora chiesto, per l'intervista."
Cioè, sono assieme da tutto il giorno e ancora De Oliveira non ne sa niente?
"Dio è un tipo particolare."
"Ah. Beh, allora ditegli che qui c'è l'interprete, incazzato nero, e se l'intervista si fa è gratis, ma se non si fa gli manda la fattura, intestata a lui, della giornata lavorativa. Cinquecento euro. Anzi, settecento."
Sebastiano è un tipo molto misurato e pacifico, forse troppo remissivo per i miei gusti. Cerca ancora di richiudere lo scomparto della videocassetta. Ci riesce. Preme un tasto e lo riapre. Grrrr.
"No, cazzo," gli faccio, "dopo tutto sto sbattimento mi dici che l'intervista forse non si fa?"
"È tutta una situazione da capire, non è facile, si deve capire la psicologia del personag..."
"Senti, ma perché riapri l'alloggiamento dopo che l'hai richiuso?"
"Perché dopo un po' la videocamera si spegne e solo così riesco a riaccenderla," fa, richiudendola.
"Ma cazzo, premi record no?" faccio, e premo record.
"No, così inizia a registr..."
"E metti la pausa, no?"
"Oooh, vero."
Madonna, Sebastiano.
Arriva Livio, e ripassiamo le domande. Per qualche istante, complice il caldo e lo stress, faccio pure fatica a ricordarmi come si dice "regista" in francese. La hall dell'albergo è accogliente e fresca. Scrocco qualche sigaretta a Sebastiano e vado a fumare attraversando la porta girevole pensando a come la attraverserebbe Mister Bean, mentre Livio e Sebastiano confabulano ancora su domande filosofiche del tipo "La natura è divinità?", "Perché il bello non deve essere ucciso?", oppure "Quanto c'è di documentario nelle sue pellicole?".
Telefono al gruppo punkgrungenoiseblues, li avverto che per le quattro non ce la faccio.
Appare Dio: miracolo. L'intervista si fa.
"Buongiorno, sono il suo interprete," dico nel mio miglior francese.
De Oliveira dimostra al massimo una settantina d'anni, con quel bastone ha un portamento elegante da intellettuale d'altri tempi, è sveglio e spiritoso.
Ma, chiede con disappunto, non c'è un interprete dal portoghese? Non parla bene in francese, dice guardandosi intorno imbarazzato.
Ecco.
Sì, non parla molto bene in francese. A dirla tutta, farfuglia il francese come un cinese analfabeta parla l'arabo. Sarà per questo che alle domande di Livio e Sebastiano risponde in maniera davvero laconica, non si addentra in discorsi complessi sui significati dei suoi film, e soprattutto, quando ho l'impressione che non abbia capito una domanda e la pongo nuovamente in termini diversi, mi dà una risposta completamente diversa. Ovviamente non si dovrebbe MAI lavorare così, ma qui stiamo facendo un'operazione culturale, questo mi dico per incoraggiarmi mentre sudo tutte le perifrasi che ho a disposizione per spiegare dei concetti filosofici anche non troppo complessi, che quello continua a non capire o finge di non capire. Alle domande più cervellotiche risponde modesto ripiegando e semplificando, fa qualche battuta carina, evita con garbo le interpretazioni troppo complesse dei suoi messaggi, ci fa scappare pure qualche risata di approvazione, trasmette serenità. Dopo qualche minuto di imbarazzo escono fuori delle risposte interessanti, e mi viene una gran voglia di recuperare qualche suo film. Sicuramente non alla videoteche di Giarre e Riposto, dove non hanno neppure Fight Club e Vanilla Sky (!). La prossima volta che vedo Livio gli porto una campana di dvd vergini e gli dico di registrarmi un po' di roba, di quella potabile però.
Livio e Sebastiano sono concitati ma felici. Quando De Oliveira si allontana, Dio si avvicina ai ragazzi con fare paterno e saccente, l'intervista secondo lui non è andata molto bene.
A questo punto non mi so trattenere. "Mi permetta, l'intervista è venuta benissimo, va solo tagliata e montata come si deve. I ragazzi sono stati molto in gamba e hanno fatto miracoli per realizzarla." Dio annuisce e tace. E cazzo.
Mentre mi allontano con Gianni sullo scooter, diretto alla stazione di Catania (le auto sono tutte fuori uso, meno male che Riposto è ben collegata), Livio mi saluta con faccia piena di gratitudine. Non ho fatto niente di particolare.
Alla stazione il treno delle sedici e trenta è appena partito. Il prossimo è alle diciassette e quaranta. Chissenefrega. Oggi sono sereno. Faccio una partita a spaccamuro sul cellulare, osservo viaggiatori e viaggiatrici; mi ricordo d'improvviso che non ho pranzato, e ne approfitto per andare al bar e gustarmi un arancino e una cipollina (che, per i non siculi, non è una cipolla piccola). Guardo i treni passare e ripenso alla faccia di De Oliveira e alla sua semplicità, alla sua modestia e alla boria di Dio, e mi dico che è stata una giornata interessante. Da raccontare. Una giornata fortunata.
*Radiohead
15 commenti:
Continua??? Quando? Io mi stavo appassionando alla vicenda (e poi non si interrompe un racconto quando scappa la pipì a qualcuno ;-))...
ma infatti scusa!!!!io stavo leggendo alla grandissima!!
che cavolo se domani torno e non c'è il seguito so cazzi
salutoni milanesi!!!!
;-) Chiara, mi hai fatto pensare a un mio amico gay che quando gli dico "Se non fai questo sono cazzi" mi risponde: "promesso?" oppure "dai, davvero? dove? dove?" ;-))))
guarda, i maghi non mi attirano molto e dopo un pò mi scasso.da noi ce n'è uno che parla in perfetto accento frocio, credo risponda al nome di Mago Louis o una cosa del genere..non ho nulla contro i gay ,anche io ho due amici gay, ma quel mago è una cosa insopportabile.smuove violentemente il mio sistema nervoso.e per favore, per favore, basta con i (continua)!!!!!!esco mattaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa continua la tua storia plis.denghiu.
ciau
beh, potrei farti tutta una discussione sulla differenza tra un gay e un frocio, ma francamente mi annoio... ;-) uno di questi giorni però magari posto qui un raccontino sull'argomento che è molto piaciuto ai miei amici gai.
Io poi che praticamente non credo in niente di ultraterreno/religioso/sovrannaturale -al massimo credo nella vita fuori dal pianeta terra, proprio per logica- resto affascinato da quanto sia credulona la gente, le telefonate ai maghi mi lasciano veramente scioccato.
(per chi non avesse capito l'intervento di piperyta, http://www.impercettibilesfumatura.splinder.com/post/8558789 )
Ecco, adesso è tutta. Se avete la pazienza di leggerla...
aspettavo troppo il seguito eappena ho visto la scritta completo ho riletto tutto dall0inizio!!! ke ridfere scrivi troppo bene sia in stile comico ke serissimo! come kaz faii! che tajo stavolta madò la cosa di gesù mi ha fatto ridere 1 quarto dora e mia mamma di là ke mi diceva ke succede.. ma come fai a scrivere cosiiiiii!!!!!! p.s. presentami gianni ke se ti somiglia lo consolo iooooo! :)))))
lb
ps. sono luceblu ti ricordi!
ogghieaaaaaa!!!ho appena prenotato un treno per Chissadove con trenitaliapensaci tu e finito di leggere la tua giornata.
posso considerarmi serena e stanotte domirò senza piangere promesso!
però ora mi devi raccontare il tuo miglior scherzo telefonico eh!!
e dire che cos'è una cipollina
denghiu
ciao, un abbraccio
Cos'è una cipollina? Prima dovrei spiegarti cos'è la tavola calda nell'accezione sicula... Tutta una serie di piccole slurperìe che la gente compra qui al bar per fare uno spuntino o per sostituire un pasto (peraltro spendendo pochissimo). Non tutti lo sanno, ma questo universo alimentare (di cui l'arancino è forse il re) fanno parte anche le pizzette, i paté (che non sono dei paté ma delle robe fatte di sfoglia ripiene di formaggio e prosciutto), cartocciate, cipolline (fagottini di sfoglia caldi con ripieno di formaggio, pomodoro, cipolla, prosciutto, olive nere), e via dicendo...
Quando abitavo ad Alessandria mi sono mancate da morire, per un siculo era come abitare in un pianeta dove non esiste l'acqua. E gli arancini di pizzò erano di una tristezza, caldi fuori e gelidi dentro... ma anche tutti gli altri surrogati facevano piuttosto schifo. Leggi anche qui:
http://tremori.splinder.com/post/4732737
p.s. grazie a tutti (tutte?) per la simpatia e l'attenzione anche nel leggere questi post chilometrici. luceblu, certo che mi ricordo di te e del tuo commento gentilissimo di un paio di settimane fa! sei come sempre molto simpatica e mi fai arrossire. Ok, vedrò di mettere una parolina per l'uomo con la Y (anche se no, non mi somiglia affatto, per sua fortuna).
credo di aver capito di cosa si tratti.qua nella provincia milanese due balde giovani catanesi hanno aperto da un po' di anni una pasticceria/rosticceria siciliana.quando si entra c'è da svenire :)!!!
salutoni e se non ci si "sente" più buone vacanze!!!!
chiara
Sei un grande Peppone, che bello vedere che malgrado gli anni non hai perso un grammo del tuo talento di scrittore anzi come il vino con l'eta' si e' bonificato. Io sapevo cos'era una cipollina e anche una tavola calda...dopo alcuni anni a roma, poi a napoli ora sono in Calabria...tra la mia citta'natale (condivisa con alcuni poeti depressi) e il posto dove sto ora ci sono 2500 km...dal profondo nord a profondo sud.
Ci sentiamo presto Peppone?
T.Gigio
Ehi francesina, piacere di ritrovarti qui! Grazie per i complimenti (e sono felice di scoprire che mi sono "bonificato"). Alla fine sei riuscita a fare quello che dicevi e sei diventata italiana al 100% eh?
Però il giorno della verità è domani: per chi tiferai? ;-))))))
un abbraccio
@ chiara: ti consiglio di non frequentare troppo le due balde giovani: è come una droga!! pericolo, pericolo!!
buone vacanze!
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