L'ultimo di Carmen Consoli è a tratti davvero gradevole da ascoltare. È suonato splendidamente, sarei felicissimo se esistesse un'edizione solo strumentale. Mi piace sempre meno la voce della Consoli, sembra una comica di Canale 5 che fa la caricatura di Carmen Consoli.
Mi piace il coraggio di allontanarsi dal rock e di scegliere un singolo dalla struttura anomala, con un ritornello che fatica a entrare in testa. Il problema è che, se non entra in testa, non è perché è troppo geniale, complesso o sperimentale, ma perché noioso, involuto, troppo sacrificato e ripiegato sulla metrica del testo. Ma il problema vero è che non ne valeva la pena, perché il testo non dice nulla.
Mi piacciono sempre meno i testi della Consoli, non tanto per i preziosismi quanto per l'insensatezza dei preziosismi stessi; lavorando con le parole so fin troppo bene quanto sia importante scrivere "cane" quando ci vuole "cane" e non "quadrupede della razza dei canidi". Frasi come "Quell'aura di purezza tradisce diaboliche anomalie" o "insidiati dai rimorsi per averle dato il tormento (af?)finché desse alla luce una creatura entro l’età feconda" non indicano una padronanza della lingua, ma al contrario il desiderio di galoppare con un cavallo del quale non si tengono in mano le redini.
È bellissimo scherzare con la lingua, fare i salti mortali, ma bisogna sapere quel che si fa, oppure essere pronti a giocare con i mattoni a disposizione, pochi o tanti che siano, sperimentare montando e smontando come si farebbe con i Lego, senza paura della propria ignoranza (e lo siamo tutti, ignoranti), armandosi di autoironia. Per azzardare uno sfoggio lessicale come quello tentato dalla Consoli occorrerebbe una cultura notevole, o un grande talento, o un istinto speciale, o un po' di curiosità o di pazzia, o quantomeno un pizzico di humour e di umiltà. Ma la Consoli non mostra nessuna di queste doti, nemmeno una, e no, non scherza, si prende maledettamente sul serio. Partita anni fa con dei bellissimi testi da diario delle superiori, semplici e poetici e quindi capaci di colpire dritto al cuore, da tempo oscilla pericolosamente sul baratro dell'inutile manierismo, leccando e limando aggettivi e sostantivi spesso inadeguati e ampollosi, scivolando sul burro del suo narcisismo linguistico, rincorrendo un lessico sgradevolmente aulico del quale non possiede il manuale d'istruzioni, una lingua non funzionale allo scopo delle sue canzoni e che spesso funge da paravento o da stampella alla pochezza delle storie raccontate, ma che, anziché nascondere o sorreggere, svela i limiti di una Consoli claudicante e illusa come una Contessa Miseria in cerca di una nobiltà inutilissima quanto lontana all'orizzonte.
Ora, uno può scrivere "tutti mantennero la messinscena invariata per viltà, sarebbe stata questione di giorni ed avrebbe chiarito da sé l’increscioso equivoco di cui era la sola ed unica artefice" oppure "nessuno aveva il coraggio di rivelarle la verità, in fondo nel giro pochi giorni avrebbe scoperto da sola di essersi illusa".
Io francamente opterei per la seconda, semplicemente perché scorre, spiega bene, è gradevole, aiuta il fluire del racconto, è vera lingua italiana e soprattutto perché ho un grande rispetto di chi leggerà/ascolterà le mie parole. E perché dire che una messinscena "si mantiene invariata" è bruttissimo, perché quel che accade a Maddalena non è un "equivoco", eccetera. E preferisco tacere sull'estetica generale della frase: dico solo che, la mettessi in una traduzione, probabilmente il revisore prenderebbe il primo aereo per la Sicilia per il semplice piacere di venire a schiaffeggiarmi di persona. Quella di "Eva contro Eva" non è la nostra lingua, somiglia più all'italiota del giornalista del quotidiano "La Sicilia" che si autocompiace di scrivere "ordigno" anziché "bomba", "civico consesso" anziché "consiglio comunale" (e che magari poi sbaglia tutti i congiuntivi).
Non vorrei infierire, però: Carmen Consoli scrive molto meglio del 95% dei giornalisti siculi. Però di certo manca di "competenza linguistica", e di senso della misura. Non modula bene gli alti e bassi emotivi, non sa mettere le esplosioni dove ci vogliono perché le sue metafore sono tutte "regolate al volume massimo" (e quindi in distorsione) dalla prima all'ultima riga.
Diciamoci la verità, poi: della comunione di Maria Catena, della gravidanza isterica di Maddalena, dell'insulsaggine del signor Tentenna -istantanee che vorrebbero essere Gente di Dublino di Joyce o dei ritratti di ordinaria follia alla Pirandello, forse addirittura Edgar Lee Masters, ma che non vanno molto oltre la fiction televisiva- non frega e non può fregare niente a nessuno. Le situazioni vorrebbero essere estreme, ma non si vede nulla, non succede nulla; non c'è senso, ironia, divertimento, movimento, coinvolgimento emotivo (avete mai provato uno straccio di immedesimazione verso un personaggio raccontato dalla New Consoli?), nessun avvenimento, solo un triste desiderio insoddisfatto di ostentare profondità. Ottime intenzioni (a cominciare dalla volontà stessa di mettersi a raccontare, in un mondo fatto di Pausine e Zeri Assoluti), non supportate però da una vera capacità di narrare.
Sinceramente, non riesco a farmi venir voglia di riascoltare "Eva contro Eva". Concedetemi un carmenconsolata: questo disco è un'incontenibile ebbrezza di tedio.
Abbandonando la naturalezza, la semplicità e la bellezza acerba degli inizi, il pop delizioso di "Quello che sento" in favore di banali storielle disincantate alla "Fiori d'arancio", Carmen si è annullata in una specie di autocompiacimento snob: spiazzare e fare l'intelligente, la matura, senza però dire paradossalmente nulla di nuovo e svelando anzi le zone più buie e asfittiche della sua personalità artistica, frustrando quel pop intelligente che era poi la sua cifra perfetta, e diventando davvero una caricatura di sé stessa; compiacendosi di quel miagolio che non è più un delizioso marchio di fabbrica ma, incontrollato e sempre più monocorde, una condanna a vita. Una Consoli sempre più narratrice e cantautrice insomma, ma svogliata e priva di vere ragioni narrative, di tecnica e spessore, una Consoli forse da premiare per il coraggio, ma di certo non per i risultati. Ma perché Ligabue che saprebbe raccontare storie ha smesso, e Carmen che non ne è capace e saprebbe benissimo fare la cantante rock (riascoltate "Per niente stanca" qualora ve lo foste scordati) insiste a battere questa strada?
Ma soru Cammeluzza, scutimi a mmia: occhei, ci pruvasti, ci avivi cori 'i fallu e u facisti, bonu facisti, ti livasti u sfiziu, ma ora lassici peddiri, levici manu, na gniè cusa tua.
*Carmen Consoli
7 commenti:
Io adoravo la cantantessa, ma con lei ho chiuso dopo Mediamente Isterica. Anche se, devo dire, l'ultimo disco l'ho ascoltato distrattamente un paio di volte e, a onor del vero, non mi ha dato fastidio (come, invece, mi avevano dato fastidio, proprio un fastidio fisico) i precendenti. E dire che ha in repertorio una canzone intitolata "La semplicità" ;) A me, a volte, pare che voglia fare un po' la Godana della situazione (e anche Godano, una spina nel cuore, ahimè).
Ho smesso di comprare giornali musicali almeno dieci anni fa perché nessuno era in grado di fare una vera recensione, come quella che hai fatto tu adesso. A me la Consoli non ha mai entusiasmato, ma io non faccio testo visto che di musica italiana mi piace poco o niente (e quasi tutto quello che mi piace è precedente alla mia data di nascita...), però è vero che ormai c'è - nella musica, ma anche altrove- l'idea che per opporsi all'effettiva ignoranza diffusa sia necessario usare parole lunghe e difficili. Come se non farsi capire fosse automaticamente un tratto distintivo della propria superiorità intellettuale. Io continuo a riservare le parole lunghe e difficili per quando devo tradurre altre parole lunghe e difficili, mentre quando (rarissimamente, ormai) scrivo per il piacere di scrivere tendo alla semplicità - a volte, forse, esagero pure... Proporre un gioco di ruolo a Carmen e Luciano? ;-)
La Godana, si...forse anche un po' la Battiata, ma ahimè, siamo lontani assai. La butto là: un gruppo italiano secondo me sottostimato e invece notevole sono i Quintorigo. In omaggio alla nostra Chiara, la loro cover di Heroes di David Bowie è splendida...PS: Yako, grazie delle chiavi...
Sul post iniziale poi non ho veramente voluto infierire, ma come si fa a intitolare un album registrato al Teatro Greco di Taormina "L'anfiteatro e la bambina impertinente"?
Se quello di Taormina viene chiamato da tutti Teatro Greco, un motivo ci sarà. E il motivo non è che il resto del mondo intorno a Carmen non conosca termini più raffinati e ricercati, ma solo perché un teatro è un teatro. Punto.
Gli anfiteatri sono altra cosa: quelli a pianta circolare o ellittica, come il Colosseo, inventati dai romani in epoca molto più tarda. E invece no, Carmelina vuole saperla più lunga di tutti e ha scelto la parola anfiteatro, che forse "ci pareva cchiù finulidda".
(Ora qualcuno penserà che debba essere insopportabile parlare con uno come me, magari questo Yako a ogni cosa che dico mi bacchetta o chissà che pensa... Non è vero, è vero anzi il contrario. Ce l'ho solo a morte con i presuntuosi, che spesso sono i più ignoranti.) ;-)
Cheppoi, alla fine, mi spiace essere così cattivo. Però ci vorrebbe qualcuno che con gentilezza aprisse gli occhi ai nostri musicisti quando deragliano. C'è un momento preciso in cui si perdono tutti, e non sono manie da fan deluso (sono "fan" di pochissima gente, in verità). Un'iniezione di sana umiltà. Ripeto poi che l'operazione della Consoli è coraggiosa, un album praticamente privo di hit single, ma a suo modo molto pretenzioso. Per me "due parole", "confusa e felice" e "stato di necessità" restano a loro modo delle pietre miliari della musica italiana, ma è proprio la semplicità che li rendeva così speciali. Mediamente isterica, che tutti trovano il migliore (sul Mucchio Extra era stato scelto per la lista dei migliori cento album di musica italiana), invece mi pare un piccolo tonfo, rivela già quei piccoli virus che adesso la stanno un po' snaturando. Già che ho nominato il Mucchio, Mllemm, ti consiglio di provare a leggere quello, è da sempre il migliore.
Registro il consiglio, anche se ultimamente non ho nemmeno il tempo di leggere le date di scadenza sulle confezioni di cibo (e infatti l'altra sera ci siamo mangiati un formaggio scaduto da circa dieci giorni!!!)...
l'importante col formaggio è che non passi più di un mese, perché poi diventa forgiugno. :-)
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