martedì 20 dicembre 2005
Paura e delirio a Monciuffi
Vorrei un terremoticchio, una piccola inondazione di tre metri per due, un'eruzioncella vulcanica non grave grave, appena un pennacchio di fumo e un ciottolo infuocato che casca sul comignolo di una catapecchia disabitata, uno tsunami piccoletto senza conseguenze gravi per la popolazione, nulla che non si possa riparare con un mocio e un po' di olio di gomito, un'invasione di cavallette così così, anche due cavallette sole ma rumorose e rompicoglioni a sufficienza per far scattare la protezione civile, chessò, un'epidemia babbasunazza, un paio di innocui starnuti di pollo per terrorizzare la popolazione e costringerci tutti alla fuga, il dirottamento di una cinquecento abarth da parte di un commando scalcagnato di finti talebani fumati, una bomba d'artificio, un fuoco di paglia, un incendio di miccette, qualcosa d'innocuo e terribile, una scusa qualsiasi per darmi un po' alla fuga, facciamo mezz'ora, dieci minuti, o anche diciassette secondi e tre decimi in un rifugio antiatomico sotto le verdi colline di Monciuffi. Su, datemi qualcosetta, una glaciazione ridicola, nonna Pina che si scorda il freezer aperto, o una pestilenza da poco, Carmelo u picciriddu che si toglie improvvisamente le scarpe liberando i miasmi delle sue calzette di dicembre... datemi un piccolo disastro, vi prego...
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